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a cura della Segreteria FLC CGIL Novara - Via Mameli 7B - Novara e.mail: scuola@cgilnovara.it

domenica 27 giugno 2010

CGIL NOVARA: 2 luglio ore 9.30

MANIFESTAZIONE CON CONCENTRAMENTO IN PIAZZA MATTEOTTI (davanti alla Prefettura)


NO ALLA MANOVRA DEL GOVERNO
Da tempo sarebbe stato necessario favorire la crescita, varare un "Piano per il lavoro", chiedere a tutti di contribuire a partire dai redditi più alti, grandi patrimoni ed imprese. Il governo ha scelto di colpire solo i lavoratori e le lavoratrici, pubblici e privati, i precari, i pensionati e le pensionate. Infatti, con la manovra:

* blocca i contratti pubblici, anche quelli già rinnovati, e gli scatti di anzianità nella scuola
* taglia i trasferimenti alle Regioni ed ai Comuni: meno risorse per lo sviluppo, meno prestazioni e servizi sociali, più costi per anziani, pensionati e fasce deboli
* ferma per un anno la pensione per tutti i lavoratori e le lavoratrici e riduce la salvaguardia per coloro che sono in mobilità
* chiude il 40% degli Enti di ricerca
* congela il turnover e licenzia la metà del precari In tutta la Pubblica Amministrazione, blocca la contrattazione di 2° livello e decide nel 2012 il pensionamento a 65 anni delle lavoratrici pubbliche.

sabato 26 giugno 2010

CGIL: Sciopero Generale, 25 giugno 2010. Una grande giornata di mobilitazione

Sono oltre un milione i lavoratori che, nella giornata di Sciopero Generale indetto dalla CGIL, sono scesi in piazza per dire no ad una manovra finanziaria iniqua ed ingiusta. “Un dato che va oltre le aspettative” spiega la Vice Segretaria Generale della CGIL, Susanna Camusso, intervenendo dal palco allestito in Piazza Maggiore a Bologna, e aggiunge: “c'è stata allo sciopero generale un'adesione massiccia, e il Governo dovrebbe riflettere. E' in atto un processo di maturazione del convincimento che la manovra non porti a nessuna prospettiva futura”. Quella di oggi, sottolinea la dirigente sindacale, “è stata una grande giornata. La piazza è stata straordinaria”.

Oltre alle 100mila persone che hanno riempito Piazza Maggiore a Bologna, tante altre le piazze italiane che hanno visto la partecipazione di migliaia di lavoratrici e lavoratori, di pensionati, precari e cittadini. Tra le principali piazze in 70 mila hanno sfilato a Milano e Napoli; oltre 40 mila a Roma; 25 mila a Palermo; 20 mila a L'Aquila; 10 mila a Cagliari e a Bari; in tutto il Veneto l'iniziativa ha portato in piazza circa 80 mila lavoratori.

La CGIL con questa mobilitazione continua a denuciare una manovra che, come recitano le parole d'ordine della giornata, pesa 'tutto sulle nostre spalle'. Una manovra cioè pagata dai soliti noti e che nulla chiede a chi avrebbe la possibilità e il dovere di contribuire. Ma soprattutto il sindacato punta il dito contro il provvediemento iniquo, ingiusto e depressivo chew non guarda alla crescita e al futuro del paese. Non è mancato nei vari cortei un riferimento alla vicenda dello stabilimento FIAT di Pomigliano d'Arco. Camusso da Bologna, riferendosi al Governo ha dichiarato “vorremmo che stessero zitti e non urlassero al trionfo” perchè “se fosse stato per loro la produzione di questo paese sarebbe stata ridotta e sarebbero stati cancellati i diritti dei lavoratori”.

La squadra della vergogna

Un maturando intervistato da Sky Tg24 ha detto che giovedì, dopo aver visto la partita della Nazionale, era talmente avvilito da non riuscire a studiare. La vergogna, infatti, è l’ultimo sentimento nazionale, sopravvissuto anche alla speranza, che un tempo era l’ultima dea. Perché di motivi per vergognarci in patria e all’estero noi italiani, nativi di un paese bellissimo, ne abbiamo purtroppo tanti, di fronte alla demolizione sistematica, da parte della banda Bassotto, di ogni orgoglio che avevamo: i beni culturali, la ricerca, i teatri, il cinema. E la scuola pubblica, affidata a una signora di cui il meglio che si possa dire è che non c’è alcun motivo ragionevole per cui faccia il ministro. Cosa che vale anche per Aldo Brancher, uno che ha conosciuto la galera (come Previti, Dell’Utri, Paolo Berlusconi e altri intimi del premier), per motivi tutt’altro che nobili, ma legati alle sue aziende. Perché l’uomo che si è fatto da sé ha avuto molti complici.
Maria Novella Oppo, L'Unità, 26 giugno 2010

martedì 22 giugno 2010

CGIL: Sciopero Generale, 25 giugno 2010

Assemblea, 25 giugno 2010

ASSEMBLEA di tutto il personale Scuola, Università, Ricerca, Afam presso il Salone del Convitto Nazionale C. Alberto di Novara Via Baluardo Partigiani 25 giugno 2010 dalle 15.30 alle 17.30

La protesta organizzata dalla Confederazione arriva dopo il varo della manovra correttiva da parte del Governo, manovra che la CGIL ha più volte definito "sbagliata e iniqua": sbagliata perché non vi sono provvedimenti di sostegno all'occupazione, alla crescita e allo sviluppo; iniqua, perché divide il Paese caricando i costi della manovra sui lavoratori dipendenti, pubblici e privati, sulle Regioni, sugli Enti Locali e sui cittadini più esposti. Risulta inoltre iniqua al Nord come al Sud dell'Italia, tanto verso i giovani quanto verso i pensionati, sottraendo risorse alla parte più debole del Paese e gravando soprattutto sulle lavoratrici e i lavoratori.

Il governo mette le mani nelle tasche dei lavoratori, facendo cassa con i loro stipendi.

Pesantissimo l'attacco ai lavoratori della conoscenza: al congelamento della contrattazione sia nazionale che integrativa, si aggiunge il blocco degli scatti di anzianità, del turn over, del mancato rinnovo contrattuale scaduto il 31/12/2009.

f.to Luigi Nunziata
Segr. Gen.le Prov.le, FLC CGIL Novara

Novara, 22 giugno 2010

Fiòm 'e mmerd

Incredulità e sgomento a casa Marcegaglia dopo il rifiuto da parte della Fiom di firmare il contratto con la Fiat che avrebbe sistemato una volta per tutte la situazione dello stabilimento di Pomigliano d'Arco. Informata della notizia, la Marcegaglia ha urlato così forte che il padre ha temuto che gli fosse arrivato un altro avviso di garanzia; i domestici sono riusciti a disincastrarlo dalla tazza del cesso solo otto ore dopo: aveva cercato di fuggire in Cile attraverso le fogne usando lo scarico come propulsore. L'accordo avrebbe adeguato Pomigliano agli altri stabilimenti che già da tempo hanno accettato e dove, non a caso, la produzione ha ripreso brillantemente a dare i suoi frutti con piena soddisfazione di ambo le parti: i padroni e Confindustria.

Come nella spianata di Giza dove, dopo settimane di stop provocato dalla trattativa, gli operai sono tornati a fabbricare con rinnovato entusiasmo i mattoni crudi per la piramide di Micerino non appena hanno riconosciuto il loro rappresentante sindacale dal braccialetto attaccato ad una mano che spuntava dal terreno. Oppure come nel caso del Templo Mayor, dove le impalcature si sono nuovamente animate dopo che il capo del sindacato di Tenochtitlan ha spontaneamente firmato l'accordo proposto dalla Fiat potendo così riabbracciare i suoi cari dopo sei mesi di prigionia trascorsi nel cofano di una Punto. Perché a Pomigliano non hanno ancora firmato? Eppure i vantaggi sono evidenti. Innanzi tutto i lavoratori saranno accompagnati allo stabilimento da confortevoli mezzi di trasporto messi a disposizione dall'azienda: saranno prelevati direttamente a casa nel cuore della notte, verranno fatti accomodare sugli scranni della navetta dove saranno poi incatenati per una maggiore sicurezza durante il tragitto. Va aggiunto che la navetta non avrà costi di carburante poiché saranno i lavoratori stessi a garantirne il movimento vogando al ritmo del tamburo percosso dal capo del personale. L'orario di lavoro. L'azienda ha concesso che le otto ore giornaliere siano svolte di fila senza la fastidiosa mezz’ora della pausa mensa; è scientificamente provato, grazie a studi effettuati negli stabilimenti di Birkenau, che l'interruzione interferirebbe con il lavoro dei kapò che, a causa della pausa, perderebbero il ritmo delle frustate rendendole meno efficaci.

Chi sciopererà mettendo in discussione l'accordo con l'azienda sarà spalmato di miele, ricoperto da piume di papera, fustigato nella pubblica piazza con copie arrotolate della Costituzione e poi sodomizzato a morte da energumeni mascherati da Gianni Agnelli. Nei casi più gravi si procederà anche con il licenziamento. In caso di picchi di assenteismo poi, a prescindere dai controlli, l'azienda comunque non verserà i contributi per malattia poiché provvederà a proprie spese, mandando uno squadrone incappucciato specializzato, a far sparire una volta per tutte l'assenteista e a sostituirlo con un lavoratore più produttivo: un neonato cinese.

di Giulio Volàno, da il Misfatto del 20 giugno

sabato 19 giugno 2010

Pomigiano, alcune riflessioni

Si sta proponendo sulla pelle degli operai di Pomigliano un accordo che serve come testa di ponte per i futuri accordi con i lavoratori.
La sintesi dell’accordo è semplice: cari lavoratori dimenticatevi i diritti e tutto quello che avete conquistato a cominciare dallo “statuto dei lavoratori”.

In verità l’attacco è cominciato prima e un anno fa c’è stata la prova della risposta popolare con il taglio di 40.000 posti di lavoro. Si trattava di lavoratori speciali: gli insegnati e tutti gli operatori della scuola. La risposta popolare è stata sufficientemente tiepida per tentare il nuovo passo, molto più deciso.

La scuola perderà formazione per gli alunni tagliando addirittura delle discipline e naturalmente altri 25.000 insegnati. Chi rimane sa che si troverà a gestire una situazione che tende ad esplodere senza supporti e senza migliorativi. Anzi, sa che grazie alla meritocrazia ideata da questo governo, dovrà essere riconosciuto come lavoratore meritevole, per avere diritto agli aumenti salariali che sono(erano) automatici per contrastare l’erosione dello stipendio dall’inflazione.

Passato l’accordo di Pomigliano, tutti gli accordi saranno rifatti in forma peggiorativa, a sua imitazione, e il costo del lavoro si abbatterà. Di conseguenza la qualità della vita e i diritti saranno velocemente cancellati e finalmente saremo un paese totalmente occupato e non avremo nemmeno il tempo di protestare, ma soprattutto nemmeno il diritto di dissentire.

Tranquilli ora c’è il calcio che ci distrae, ma io aspetto il risveglio.

Gabriele Sozzani, docente scuola media

Finanziaria, assalto alla diligenza

Sono 2.550 gli emendamenti presentati dai vari gruppi parlamentari alla manovra in discussione in commissione Bilancio al Senato.
Quasi la metà (1.205) sono della maggioranza.
Il gruppo del Pdl è in testa quanto a proposte di modifica con 1.116 emendamenti. Dalla Lega sono arrivate 89 proposte di modifica, dal Pd 823. L'Italia dei Valori ha presentato 149 emendamenti, 293 l'Udc e 80 dal gruppo misto.
Gli ordini del giorno sono in totale 43.

In questo assalto alla diligenza, ci si augura che qualcuno abbia pensato ad eliminare il blocco della progressione di carriera (2010/11/12/13), del turn over e del rinnovo contrattuale.

Non vorrei che sia già passato il messaggio di Pomigliano: "Statali attenti, vi conserviamo il posto di lavoro ma a condizioni che..."

Naturalmente, proposta da sottoporre a referendum.

Il ricatto di Pomigliano

Per Emma Marcegaglia il ‘no’ della Fiom all’accordo per Pomigliano “è incredibile”, perché posto “davanti a un’azienda che va contro la storia prendendo le produzioni dalla Polonia e riportandole in Italia, e che investe 700 milioni di euro”. Per la Fiom, non si può sacrificare tutto, anche diritti dei lavaoratori, sull’altare della crisi. E allora, ‘no’ allo straordinario ‘obbligatorio’ triplicato a 120 ore annue, ‘no’ alla possibilità per Fiat di annullare la mezz’ora di pausa mensa, o i giorni di riposo, “per recuperi produttivi anche dovuti a non consegna delle forniture”; ‘no’ al mancato pagamento della malattia, da contratto a carico dell’azienda.. e così via. In Canada, per difendere il posto gli operai Chrysler hanno accettato condizioni peggiorative rispetto all’ultimo contratto: meno bonus, più turni, meno garanzie per sanità e pensioni.

Aspettando il voto dei lavoratori campani, il caso Pomigliano ci interroga tutti: di fronte alla crisi, mentre gli statali vedono congelati gli stipendi, nel settore privato le aziende premono per abbattere costi e aumentare produttività, in uno dei Paesi dell’area Ocse (già prima della recessione) con i più bassi aumenti salariali negli ultimi anni (dati Banca d’Italia). La ripresa, debole, sembra non portare molti nuovi posti di lavoro.

Il prezzo della crisi è un lavoro più duro? Più vicino agli standard di paesi ‘emergenti’ ? E' giusto che per conservare un posto di lavoro si debba rinunciare a diritti? E altra domanda inquietante, se passasse il Si a Pomigliano, non si avrebbe forse un effetto domino che richiederebbe la riscrittura dei Contratti nazionali?

mercoledì 16 giugno 2010

25 giugno 2010 - sciopero generale

Il 25 giugno le lavoratrici e i lavoratori della scuola e delle istituzioni educative statali si asterranno dal lavoro e scenderanno in piazza a fianco di tutti i lavoratori, pubblici e privati, per dire no alla "manovra correttiva" del Governo , per dire no alla controriforma del lavoro che attacca i diritti di chi lavora, per dire basta al lavoro nero e sommerso, per dire basta all’evasione fiscale, contrattuale e contributiva e per rivendicare il diritto all’occupazione, al reddito e al lavoro.

Lo sciopero generale di tutte le categorie, pubbliche e private, è la risposta di tutta la CGIL ad una manovra sbagliata e iniqua.

Tu lavorerai con dolore

Marchionne e Tremonti, con l’imposizione del “modello Pomigliano”, vogliono dimostrare a tutti i costi (costi pesantissimi, per gli operai) che aveva ragione il vecchio Marx a sostenere che il sistema capitalistico, per massimizzare il profitto, tende a precipitare il salario del lavoratore al minimo necessario per la mera riproduzione fisica della forza-lavoro. Per dirla in soldoni, a salari di fame. Qualche operaio, che pure si appresta a subire il diktat di Marchionne, ha detto che saranno condizioni di lavoro “da schiavi”.
Paolo Flore d'Arcais, Antefatto, 16 giugno 2010

lunedì 14 giugno 2010

Pomigliano, così muore il Contratto Nazionale

È in atto l’agonia del contratto nazionale. Stanno infatti addensandosi, per iniziativa del centrodestra, una serie di “deroghe” che lentamente svuotano quel sistema che univa il mondo del lavoro. Per la felicità di quanti (vedi la Lega) perseguono condizioni di lavoro differenziate tra Nord e Sud.
Ora, col caso Pomigliano, c’è qualcosa di più e ministri e commentatori esultano per la svolta storica. Non consiste solo nelle “deroghe” al contratto nazionale per rendere quella Fiat competitiva. Stavolta c’è la deroga a un diritto costituzionale, quello riferito al diritto di sciopero. Un diritto non in mano al sindacato ma all’individuo. Un’abolizione richiesta non per qualche mese ma per sempre. Un precedente. Poi magari sarà la volta di un’azienda chimica o di un’azienda editoriale, quella dove magari lavorano tanti solerti commentatori. Un atto motivato dalla crisi perché le ristrutturazioni comporterebbero l’assoluta pace sociale, non trattative o confronti. Non ci state? Portiamo la fabbrica in Polonia. La Fiom sembra la più ostinata nel rifiuto e cerca un’alternativa, una via d’uscita. Non intende essere additata alla pubblica gogna. Un semplice, netto rifiuto cambierebbe lo stato delle cose? Forse la Fiat procederebbe comunque nei suoi intenti accontentandosi di un accordo separato oppure dirotterebbe i promessi investimenti all’Est. L’annunciato referendum potrebbe poi far prevalere tra i lavoratori, intimoriti, una disponibilità ad accettare il ricatto.
Una morsa infernale. La posta in gioco è altissima. L’attacco alla Costituzione parte da Palazzo Chigi, arriva ai convegni dei giovani industriali, arriva alle imprese che annaspano e cercano ricette facili. Come se l’assenza del conflitto coincidesse con l’efficienza (non siamo certo all’epoca della conflittualità permanente o dell’assenteismo esasperato). E come se davvero si potesse impedire il conflitto (sta esplodendo persino in Cina). Forse i sindacati metalmeccanici avrebbero potuto proporre un periodo di tregua garantita, limitata nel tempo (la Fim aveva fatto un passo in tal senso, subito evitato dalla Fiat) e attestarsi su quella indicazione. L’iniziativa sarebbe apparsa forte e autorevole, se sostenuta unitariamente, con la capacità di uscire dalla forbice tra acquiescenza e rifiuto.
C’è anche chi pensa che quella in corso sia una sceneggiata. Il destino di Pomigliano sarebbe già stato segnato e non resterebbe che trovare un capro espiatorio, ovverosia la maledetta Fiom. Una ragione di più per non concedere alcun alibi in tal senso. Che Marchionne scopra le sue carte. Con la consapevolezza che, del resto, nessuna intesa aziendale può seppellire il diritto di sciopero. Non lo fu nemmeno nel 1943.
http://ugolini.blogspot.com/

Pomigliano, no della Fiom all'accordo "ricatto" della Fiat

Il comitato centrale della Fiom ha votato no all'accordo proposto dalla Fiat in cambio della mancata chiusura dello stabilimento di Pomigliano. All'accordo si è erano detti favorevoli gli altri sindacati confederali Cisl e Uil con le loro delegazioni di metalmeccanici. L'accordo prevede una serie di restrizioni e di deroghe alla legislazione attuale tra cui: rinuncia al diritto di sciopero, sanzioni in caso di malattia, riduzione dei permessi elettorali e abolizione della pausa pranzo.

Mano libera in fabbrica

"Ho fatto un sogno". Nessun imprenditore italiano ha ripetuto la frase dello storico discorso di Martin Luther King sulla fine della discriminazione razziale, ma si può star certi che la maggior parte l'ha pensata. Ed è un sogno molto diverso da quello: il sogno di avere mano libera in fabbrica, sull'organizzazione del lavoro come sulle retribuzioni, senza avere il problema di subire scioperi come reazione. Il sogno di ottenere tutto questo non più con l'aiuto della polizia o dell'esercito, come si faceva nell'800, ma con la firma delle organizzazioni dei lavoratori. Formalmente non con una imposizione, dunque, ma offrendo una possibilità di scelta.

Certo, nel caso di Pomigliano l'alternativa è un po' asimmetrica: o si accettano le condizioni poste dall'azienda o la fabbrica chiude. Chiedersi se si proponga veramente una scelta sarebbe una domanda retorica. Ed è altamente probabile che anche il referendum tra i lavoratori, se si farà, scelga di mangiare quella minestra piuttosto che buttarsi dalla finestra.

Quella minestra, però, contiene ingredienti indigeribili. Non si tratta della fine della concezione del sindacato come "antagonista", come chiosa il candido segretario della Uil Luigi Angeletti. Tra quegli ingredienti c'è di fatto l'addio al contratto nazionale (già derogabile in base all'accordo sulle nuove relazioni sindacali, che la Cgil non ha firmato) e una rinuncia al diritto di sciopero, che la Costituzione garantisce addirittura come diritto individuale. C'è, in altre parole, tutto ciò che serve a far diventare irrilevante il sindacato, a guidarlo verso un sicuro declino, ancora una volta sul modello degli Stati Uniti, dove ormai meno del 10% dei lavoratori è iscritto a un sindacato.
......

CARLO CLERICETTI, La Repubblica, 14 giugno 2010

domenica 13 giugno 2010

Meno male che c’è la Cgil

Meno male che c’è la Cgil. E non solo per la ragione ovvia e importantissima che difende quelli sulle cui spalle grava il peso di tutta la società: economia, legalità, cultura. Di queste cose parlavano infatti le persone intervistate all’interno della manifestazione sindacale di ieri. Facce serie e pensose. Mica come il premier clown che ci hanno riproposto i tg, stavolta da Internet. Buffoneggiando con gesti e sorrisi, ci ha ripetuto che l’unico dei giornalisti a tifare per lui è Emilio Fede. E non si vergogna? A parte la mancanza di gratitudine verso il povero Minzolini, se fosse vero quello che dice, dovrebbe ammettere che perfino quelli da lui profumatamente pagati, hanno vergogna di dargli ragione. Siamo alle comiche finali. Come disse Fini una volta, per poi dimenticarsene. Altro che Farefuturo, se non si ha la minima consapevolezza del passato. Per non dire del presente, cancellato dal Tg1 come la bella faccia di Maria Luisa Busi e di quelli che non sono in vendita.
13 giugno 2010
di Maria Novella Oppo, lUnità.

dalla Manifestazione di Roma, 12 giugno 2010

Il governo mette le mani nelle tasche dei lavoratori, facendo cassa con i loro stipendi, dice Luigi Nunziata, Segr. Gen.le della FLC CGIL Novara.
Pesantissimo l'attacco ai lavoratori della conoscenza: al congelamento della contrattazione sia nazionale che integrativa, si aggiunge il blocco degli scatti di anzianità. Il risultato di questi interventi sarà un impoverimento delle retribuzioni, che colpirà soprattutto i più giovani.

È inaccettabile. Noi non ci fermeremo e utilizzeremo tutti i mezzi a nostra disposizione per modificare queste norme inique e illegittime.

Una prima forte risposta, che il Governo non potrà ignorare, la daremo insieme a migliaia di lavoratori sabato 12 giugno prossimo con la manifestazione nazionale e con lo sciopero generale previsto per il 25 giugno.

Statali e insegnanti in corteo. I «soliti noti» contro la manovra

«Noi abbiamo il diritto di non essere ingannati. Il governo non dica cose false sul futuro del Paese. Noi non ci chiamiamo Alice e non viviamo nel paese delle meraviglie». Il segretario della Cgil Guglielmo Epifani parla in piazza del Popolo di fronte ad una marea rossa di bandiere e raccoglie lunghi e ripetuti applausi da questo popolo reale, in carne ed ossa, che è venuto a Roma da tutta Italia per dire no alla manovra del governo. Nessun riferimento a questa manifestazione nazionale nei titoli del Tg1 delle 13.30 di Augusto Minzolini, silenzio sul grido di allarme che migliaia di lavoratori e lavoratrici, precari, pensionati, ricercatori, giovani e vecchi lanciano sfilando per le vie della Capitale. Gli organizzatori annunciano dal palco 100mila persone, la Questura 25mila. Sminuire, come ha fatto il governo con la crisi, fino ad ora. Ma questo «fiume rosso», così lo definiscono gli organizzatori, si ingrossa via via, e la piazza diventa sempre più stretta: in fondo è come il dissenso a Silvio Berlusconi, cresce e anche se non tutti lo raccontano prima o poi si imporrà.

Questo non è il paese delle meraviglie: è il paese di Umberto Pugliese, per esempio, che dice, «prendiamo 1400 euro al mese, non evadiamo neanche un centesimo e siamo quelli che pagheranno ancora». Dieci passi più in là c’è una banda che suona l’Internazionale, «siamo qui per Pomigliano D’Arco, cuore del Sud che rischia di fermarsi». Si protesta, si balla, si canta, si marcia. «Peccato che il governo non capisca che investendo sull’energia pulita si creano posti di lavoro e anche da lì può ripartire il Paese. Avrebbero potuto farlo con questa manovra e invece tagliano “linearmente”», commenta Marco, ricercatore di Pisa. A Roma sfilano quelli «che ogni giorno tirano la carretta - per dirla con e Epifani - e non sanno come arrivare alla fine del mese». «Tremonti questa volta l’hai fatta grossa», urla dal megafono un impiegato con il berretto rosso e la maglietta slogan «Tutto sulle nostre spalle».

La ministra Gelmini, invece, è stampata su quelle di studenti, ricercatori e insegnanti. C’è anche una ruota della Fortuna, con sopra i volti dei ministri e di Bonanni della Cisl, sindacato assente, come la Uil, d’altra parte. Il «fiume rosso» scorre lento e si ingrossa sempre di più, qua e là qualche bandiera di Rifondazione, dell’Idv, ma questo è il corteo della Cgil. Qui nessuno nega la necessità di una manovra, non è un popolo di ingenui, ma non è questa la manovra che chiedono. Se solo si fossero fatte prima le cose che si dovevano fare, «qui e in Europa - dice Epifani - stabilendo regole certe per la finanza internazionale», forse oggi i sacrifici sarebbero meno pesanti. Se solo paghessero tutti «sarebbe un paese più giusto».

Chi c’è e chi non c’è
A quelli che non ci sono, Cisl e Uil, la piazza regala un fischio, Epifani si limita a un punto interrogativo: «Dov’è l’equità in questa manovra?». Quanto al Pd: «Ha la sua manifestazione. Ha detto che aderiva a questa nostra iniziativa, ma il mio problema non è chi aderisce, ma chi condivide il cuore dei nostri ragionamenti». Ignazio Marino è meno diplomatico: «Mi aspettavo una delegazione, come annunciato dal segretario, qui oggi non vedo neanche una bandiera del Pd. Vorrà dire che la prossima volta me la porterò da solo». I politici presenti, Cesare Damiano, Vincenzo Vita, Filippo Penati, Stefano Fassina, David Sassoli, (Pd) Gennaro Migliore e Paolo Ferrero (Sel), e l’Idv di Di Pietro, si confondono tra la folla. Ci sono delegazioni sindacali arrivate da tutte le regioni: lavoro, Costituzione, diritto allo studio, alla salute, libertà d’informazione, tutto tenuto insieme nella Costituzione. Di questo senti parlare sfilando con loro. Sono quelli che alla fine si salutano cantando e ballando insieme sulle note di «Bella Ciao».

martedì 8 giugno 2010

NON METTEREMO LE MANI NELLE TASCHE DEGLI ITALIANI..

C'è da credere ancora alle affermazioni del Presidente del Consiglio?
Se non rinnovi il Contratto e se blocchi la progressione carriera non è come mettere una nuova tassa? tanto a pagare saranno sempre i soliti noti.

Per il personale ata e docente gli anni 2010, 2011, 2012 non sono utili ai fini della maturazione delle posizioni stipendiali e incrementi retributivi. Per gli anni 2010, 2011, 2012, 2013 il trattamento economico complessivo dei singoli dipendenti, anche di qualifica dirigenziale, ivi compreso il trattamento accessorio, non può superare il trattamento in godicmento nell'anno 2009. Un collaboratore scolastico perderà circa 755 euro, un assistente amministrativo 978, un coordinatore amministativo e tecnico 1478, un DSGA 2081, un docente di scuola dell'infanzia ed elementare 1495, un docente diplomato delle superiori 1644, un docente della media 1730 e un docente laureato delle superiori 1990.

Inoltre, in questo modo, la carriera del personale viene allungata di tre anni. Nel dossier infatti si mette in evidenza come un dipendente (docente o Ata) con un'anzianità di servizio di 5 anni per passare alla fascia successiva anzichè aspettare tre anni ne dovrà aspettare sei.

Pensioni. La manovra avrà anche effetti sui pensionamenti. infatti, l'impossibilità per i pensionandi dei prossimi 3/5 anni di raggiungere la fascia retributiva superiore o di avere l'incremento determinato dal rinnovo del contratto integrativo, produce un danno che può arrivare per le retribuzioni più alte ad un ammanco del 20% della pensione. Si va da una media di 50 euro al mese in meno per le fasce basse ad oltre 100 euro al mese per quelle più alte.

Per i Dirigenti si prospetta un taglio di circa 400 euro l'anno

Come da noi stessi messo in risalto ieri, la FLCGIL si chiede se il blocco del turn over riguarderà anche la scuola. Notizie ufficiose parlano di blocco delle immissioni già previste per l'anno 2010/11, eccetto che gli insegnati di sostegno per i quali saranno circa 6000. Una "grazia" che però viene annullata dalla disposizione che blocca l'aumento degli organici di sostegno, contravvenendo alla setenza della Corte costituzionale che ne impediva alcuna limitazione.