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a cura della Segreteria FLC CGIL Novara - Via Mameli 7B - Novara e.mail: scuola@cgilnovara.it

lunedì 26 aprile 2010

Lettera dall'Emilia al segretario del Pd Bersani

di Cecilia Alessandrini

Le scrivo dal cuore della regione più “rossa” d’Italia. Il centrosinistra qui ancora vince ma inizia ad essere in difficoltà. Nelle scuole ho constatato con sgomento il fastidio con il quale i giovani guardano alla povertà. Il povero non ispira più quel sentimento di compassione che spesso ha animato l’uomo davanti alle sventure di un suo simile; ora la povertà ispira fastidio, a volte disprezzo. Questo sentimento è il perno dell’attuale successo della Lega tra i giovani. Il problema non sono solo gli immigrati ma chiunque si dimostri un po’ meno “luccicante” di loro. La scuola non riesce ad arginare questa ondata di disprezzo perché non è attrezzata per contrastare il messaggio di agenzie educative molto più aggressive. La scuola ha bisogno di essere riorganizzata permettendo ai ragazzi di passarvi la maggioranza del loro tempo. Questa è una sfida che noi, prima o poi, dovremo deciderci a raccogliere perché solo allora la Lega avrà davvero vita dura. Il clima di paura colpisce soprattutto le donne, vogliono persuaderci che il mondo è troppo pericoloso per noi. La paura costringe a chiudersi in casa, ad uscire solo se accompagnate da qualcuno, uomo ovviamente. Al centrosinistra serve il cuore per appassionare i giovani, il coraggio di aprirsi alla conoscenza di nuovi modelli di sviluppo e di diversi stili di vita, la coerenza di interpretarli con scelte e comportamenti personali.
Quella stessa coerenza per la quale il mio bisnonno non andava in paese la domenica per non dover indossare la camicia nera, mio nonno partigiano ha combattuto in montagna e per la quale io scelgo, nel mio piccolo, di arrivare sempre in sezione in bicicletta.
Per tutte le altre richieste inviate a “Caro Segretario” rimandiamo al sito www.unita.it .

26 aprile 2010

Consiglio di Stato: per i disabili garanzie sul sostegno, ma non sulle ore

di A.G.

In caso di mancanza di fondi, anche in presenza di un notevole deficit di apprendimento, non si può assicurare il supporto didattico a tempo pieno. Una decisione che di fatto sminuisce la portata di quella emessa dalla Corte Costituzionale appena un paio di mesi fa.
Una decisione in controtendenza. E che farà sicuramente discutere: è la 2231, emessa il 21 aprile, con cui il Consiglio di Stato ha di fatto limitato la portata degli effetti della sentenza espressa dalla Corte Costituzionale appena un paio di mesi fa, a febbraio, attraverso cui veniva definito "illegittimo" il limite posto al numero degli insegnanti di sostegno da assegnare agli studenti con disabilità gravi. Ora il Consiglio di Stato sostiene che anche in presenza di un notevole deficit di apprendimento, allo studente disabile possono comunque essere assegnate delle ore in quantità minore all’intero orario scolastico. E ciò per un mera ragione economica.
In tal modo il giudice, facente parte dell’organo preposto alla tutela dei diritti dei privati nei confronti della Pa, ha accolto solo in parte il ricorso dei genitori di un minore affetto da grave ritardo, secondo i quali era invece indispensabile un sostegno a tempo pieno: nella decisione si legge, infatti, che, “pur essendo troppo poche le 16 ore settimanali stabilite inizialmente per il ragazzo, e pur potendo l`istituto agire in deroga alla Legge 244/2007, l`orario di supporto dovrà essere ripamarametrato, ma tenendo conto della mancanza di fondi, per cui, a nessun ragazzo della scuola, a prescindere dalla gravità del proprio disagio mentale, potrà essere garantito il sostegno per l`intera frequenza”.
In termini pratici si ammette la presenza dell`insegnante di sostegno in proporzione alla gravità di apprendimento del singolo allievo, e non al numero totale di alunni nell`edificio scolastico (come prevederebbe la Legge 244); ma nello stesso tempo, il giudice ha voluto sottolineare che l’assegnazione del numero di ore rimane subordinata al budget messo a disposizione annualmente dal Mef al Miur e, in ultima battuta, all’Ufficio scolastico provinciale. Qualora quest’ultimo dovesse essere subissato di richieste di docenti di sostegno sarebbe , in pratica, costretto a ridurre le ore di supporto alla didattica. Sempre in proporzione alla gravità di ogni singolo caso.

26/04/2010
http://www.tecnicadellascuola.it

Scioglimento riserva e iscrizione negli elenchi di sostegno: i chiarimenti del Miur

di L.L.

Il 30 giugno è il termine ultimo entro il quale il personale iscritto con riserva nelle graduatorie ad esaurimento deve conseguire il titolo abilitante per l’inserimento, a pieno titolo, nelle stesse graduatorie per il prossimo anno scolastico.
Entro la medesima data dovrà essere, inoltre, conseguito il titolo di specializzazione per l’attività di sostegno, ai fini l’inserimento in un elenco aggiuntivo da utilizzare l’a.s. 2010/2011.
Lo ha stabilito il Miur, con il D.M. n. 39 del 22 aprile 2010, trasmesso con la nota prot. n. 4333 del 23 aprile.
Lo scioglimento della riserva per l’a.s. 2010/2011 riguarda i docenti che hanno frequentato nell’a.a. 2007/2008 il IX ciclo delle SSIS o i corsi Cobaslid presso le Accademie di Belle Arti, gli insegnanti che hanno frequentato nell’a.a. 2007/2008 il primo corso di formazione di II livello, abilitante in educazione musicale e in strumento musicale presso i Conservatori di Musica o il corso quadriennale di Didattica della Musica o il corso di Laurea in Scienze della formazione primaria ed, infine, quelli in possesso di abilitazione conseguita in uno dei Paesi dell’U.E. e riconosciuta dal Miur.
La riserva, con la quale sono iscritti condizionatamente nelle graduatorie ad esaurimento, è sciolta anche per i docenti che hanno partecipato con riserva, per mancanza del requisito di servizio, ai corsi indetti con D.M. n. 21 del 9 febbraio 2005 ed hanno superato l’esame di Stato, conseguendo l’idoneità o l’abilitazione all’insegnamento, nonché il diploma di specializzazione sul sostegno, a condizione che però abbiano maturato 360 giorni di servizio alla data del 22 dicembre 2005.
Non possono, invece, richiedere lo scioglimento della riserva i docenti già in servizio con contratto a tempo indeterminato, destinatari dell’art. 1, comma 4 septies della legge n.167/2009.
Per quanto riguarda il titolo di specializzazione sul sostegno, coloro che lo conseguiranno entro il 30 giugno 2010 saranno inclusi in un elenco aggiuntivo insieme a coloro che nel 2009 hanno conseguito detto titolo successivamente al 30 giugno.
Ovviamente i primi saranno utilizzati dopo l’assunzione degli aspiranti che hanno prodotto il titolo in questione entro lo scorso 30 giugno.
Dal 1° giungo al 30 giugno 2010 sarà possibile presentare, esclusivamente via web tramite la funzione “Istanze on line” sul sito del Miur, la dichiarazione sostitutiva della certificazione concernente l’avvenuto conseguimento del titolo o il possesso dei requisiti richiesti per lo scioglimento della riserva.

26/04/2010
http://www.tecnicadellascuola.it/index.php?id=28599&action=view

domenica 25 aprile 2010

Contratto, i confederali: risorse o tutti in piazza

“Brunetta non sta riformando la Pubblica amministrazione ma sta tagliando le gambe al sindacato”. Francesco Scrima, segretario generale della Cils Scuola, sceglie il Congresso nazionale della Flc-Cgil per avvisare il governo che non ci saranno sconti. “Le risorse per il rinnovo del contratto di scuola, università, ricerca e Afam ci devono essere. Se il governo non garantirà l'impegno sottoscritto ci sarà la mobilitazione dei lavoratori. E ci andremo tutti”.
I contratti degli ultimi bienni economici sono stati firmati solo da Cisl e Uil, la Flc non ha firmato sia quello della scuola che quello dell'università e la ricerca. Lunedì all'Aran, l'agenzia del contratto del pubblico impiego, l'incontro decisivo con i confederali. Ma già si annuncia burrascoso. Brunetta insiste con quattro comparti: sanità, enti locali, ministeriali e scuola. Senza meglio precisare che fine farà l'altro pezzo dell'istruzione. Mimmo Pantaleo, segretario generale della Flc-Cgil propone un contratto sganciato dalla pubblica amministrazione per tutta la filiera dell'istruzione. Una struttura leggera e sperimentale che tenga insieme specificità e innovazione. Una soluzione che non piace affatto ad Alberto Civica, segretario generale Uil: “Non funziona mettere insieme i comparti sproporzionti come numeri. Scuola, ricerca e Afam non possono avere vantaggi da un comparto unico".

Più possibilista Scrima: "L'unità del comparto l'ho sempre sostenuta, pur nelle specificità ma non per le storie diverse delle singole organizzazioni sindacali". Con la partita del contratto, dunque, si potrebbe aprire una nuova prova: il ritorno dell'unità sindacale.

15 aprile 2010

54 studenti sospesi per l'occupazione della loro scuola

Non si spegne a Reggio Emilia la polemica per la decisione di sospendere dalle lezioni 54 studenti, colpevoli di occupazione del loro istituto, avvenuta un mese fa a Reggio Emilia.

Una minoranza di alunni del locale istituto magistrale aveva occupato la scuola per rivendicare maggiori spazi e tempi di autonomia e di espressione, provocando le reazioni della maggioranza dei loro compagni e l'intervento della polizia.

Proprio per l'intervento delle forze dell'ordine, che avrebbero individuato la presenza di soggetti esterni alla scuola, la questione dell'occupazione ha assunto dimensioni impreviste con intervento solidale di studenti di altre scuole, l'indiretto coinvolgimento anche di forze politiche e sindacali della città e una serie di code polemiche.

La scuola, dopo una lunga riflessione, ha deciso nei giorni scorsi di adottare il pugno di ferro; i consigli di classe, uno dopo l'altro, hanno sanzionato gli studenti "ribelli", con una sospensione che ha riguardato 54 di loro.

Ieri mattina, davanti alla sede dell'Ufficio scolastico provinciale, un gruppo di studenti sospesi ha manifestato con fumogeni, megafono e striscioni per protestare contro i provvedimenti disciplinari presi dai consigli di classe e d'istituto dell'istituto magistrali.

«Punizioni singolari e decisamente troppo pesanti», secondo i protestanti che hanno chiesto al dirigente dell'USP di intervenire per la revoca delle sospensioni e per evitare che siano adottati provvedimenti disciplinari nei confronti di altri studenti.

Diverse famiglie sono preoccupate che la vicenda possa avere ulteriori sviluppi negativi per la conclusione dell'anno scolastico con effetti sulle ammissioni alle classi successive e agli esami, in quanto un eventuale insufficienza nel comportamento comporterebbe la non ammissione.


tuttoscuola.com
domenica 25 aprile 2010

25 aprile: gli studenti chiedono di “liberare” la Scuola

A Torino un gruppo giovanile di cittadinanza attiva, legata a ‘Libera’ di don Ciotti, sigilla gli ingressi di un centinaio di istituti con del nastro adesivo: sopra la scritta "Diritto alla scuola. Chi ci vuole ignoranti ci ruba il futuro". Intanto Rds e Udu preparano 20 giorni di mobilitazione in difesa della Costituzione: “trova l’articolo non rispettato”.
Quest’anno tra le tante iniziative organizzate per celebrare la Festa della Liberazione se ne è consumata una davvero originale: alla vigilia del 25 aprile gli ingressi di un centinaio di istituti scolastici di Torino sono stati simbolicamente sigillati con del nastro adesivo su cui c'era scritto "Diritto alla scuola. Chi ci vuole ignoranti ci ruba il futuro". L’obiettivo degli organizzatori, l'associazione Acmos, un gruppo giovanile di cittadinanza attiva legata a ‘Libera’ di don Ciotti, è stato quello di ricordare, assieme all’apice della lotta partigiana nei confronti dei nazi-fascisti, la centralità della Costituzione italiana.
"Abbiamo deciso di compiere questo gesto di protesta, simbolico visto che non sporca e non è illegale, perchè in occasione del 25 aprile vogliamo ribadire l'importanza del valore della scuola pubblica", ha spiegato Diego Sarno, componente del direttivo di Acmos. La preoccupazione del gruppo giovanile riguarda gli effetti dei "tagli della riforma Gelmini su personale e risorse: il valore della scuola pubblica - ha proseguito il rappresentante dell’associazione - è ribadito dalla nostra Costituzione. Il tema del diritto alla scuola, come scritto sul nastro, è il tema di tutte le attività della nostra associazione per quest'anno. Lavoriamo con allievi e docenti per capire se oggi la scuola soddisfa le aspirazioni degli studenti". Poi la promessa: "continueremo con altri gesti".
L’attenzione per la Costituzione è anche al centro di un’iniziativa realizzata dalla Rete degli studenti e l’Unione degli Universitari, in collaborazione con il Sindacato pensionati italiani della Cgil: le organizzazioni hanno lanciato un percorso di mobilitazione che va dal 25 aprile al 15 maggio, e che ha "come scopo quello di far emergere lo strettissimo legame che c’è fra la Costituzione Italiana e la lotta partigiana, legame che troppo spesso viene oscurato". In programma volantinaggi e flash mob in diverse città e scuole d’Italia, che verranno presentati assieme allo slogan “trova l’articolo non rispettato”: studenti e pensionati distribuiranno dei segnalibri con disegnati gli articoli della Costituzione, sollecitando “la popolazione a riflettere su quante libertà e diritti sanciti dalla nostra Costituzione vengono negati ogni giorno”. Le proteste giungono dopo che nei mesi scorsi il ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, aveva scommesso personalmente su questo argomento introducendo la materia “Cittadinanza e Costituzione”: solo che la materia non ha trovato materialmente posto tra gli insegnamenti, se non attraverso l’assorbimento dei suoi contenuti in discipline afferenti. Oppure, in alcune scuole, grazie all’avvio di una sperimentazione nazionale. Una soluzione che, evidentemente, agli studenti non è bastata.


25/04/2010

http://www.tecnicadellascuola.it

venerdì 23 aprile 2010

Immigrazione, la Lega: "Superare test italiano per aprire un negozio"

Gli immigrati che vorranno aprire un negozio devono prima aver superato un esame di italiano. E' quanto chiede il Carroccio, attraverso un emendamento al decreto legge incentivi, affidando alle Regioni il potere di introdurre i nuovi paletti. Tra questi anche lo stop alle insegne multietniche.

Esame per i commercianti In base a un emendamento al dl incentivi presentato dalla leghista Silvana Comaroli nelle commissioni Finanze e Attività produttive della Camera, sarebbero le Regioni a stabilire se far scattare questa condizione. "Le Regioni - si legge nella proposta - possono stabilire che l’autorizzazione all’esercizio dell’attività di commercio al dettaglio sia soggetta alla presentazione da parte del richiedente qualora sia un cittadino extracomunitario di un certificato attestante il superamento dell’esame di base della lingua italiana rilasciato da appositi enti accreditati".

Stop alle insegne multietniche Stop alle insegne multietniche, sì a quelle in dialetto. E' quanto prevede un emendamento della Lega, a firma della deputata Silvana Comaroli, presentato nelle commissioni Finanze e Attività produttive della Camera. "Le regioni - si legge - possono stabilire che l’autorizzazione da parte dei comuni alla posa delle insegne esterne a un esercizio commerciale è condizionata all’uso di una delle lingue ufficiali dei Paesi appartenenti all’Unione europea ovvero del dialetto locale".

giovedì 22 aprile 2010

Gelmini, aumenti di stipendio per gli insegnati "più bravi"

News
22/04/2010

ROMA
Il ministro dell’Istuzione Mariastella Gelmini, in una intervista al settimanale Panorama, annuncia aumenti per gli insegnanti. Per «quelli bravi». Sta per arrivare - afferma il ministro - a circa 120-150mila insegnanti italiani (circa il 30-40 per cento del totale) un aumento di stipendio.

Il ministro dell'Istruzione anticipa il cuore della sua «riforma delle riforme», un progetto contenuto in un disegno di legge pronto per l'autunno che rivoluzionerà la scuola. Il criterio? Meritocratico: solo i migliori insegnanti (giudicati da apposite commissioni) vedranno ritoccata la propria retribuzione.

«La Lega chiede gli albi regionali - afferma Gelmini - ma non è affatto detto che ci si arrivi. Non vogliamo una scuola regionalizzata.
E ancora: «Per il sindacato - prosegue il ministro - si apre una grossa sfida».

http://www3.lastampa.it/scuola/

Il 68% dei genitori italiani sceglie la scuola in base alla qualità dei prof

ROMA
L’ Isae (Istituto di studi e analisi economica) ha realizzato un’indagine intitolata “Trasparenza per una scuola più efficiente” da cui è emerso che 7 genitori su 10 nello scegliere la scuola per i propri figli tengono conto soprattutto della qualità degli insegnant.i

I risultati dello studio mostrano che il criterio più importante per la scelta della scuola è la qualità dei professori (55%) seguito dalla varietà dei corsi (30%). E per chi ha figli in età scolare la qualità degli insegnanti assume maggiore rilievo (68%). Gli italiani perciò vorrebbero avere accesso ai dati sulla preparazione dei docenti (39%). Ma non solo. Anche i dati sul rendimento degli studenti vengono ritenuti un elemento fondamentale (di più al crescere del titolo di studio del genitore) per decidere dove iscrivere i propri figli.

Per avere informazioni sulla scuola, la fonte principale secondo i dati Isae, sono gli altri genitori (52%) seguiti da amici e colleghi (35%), dagli insegnanti (24%) e dal materiale pubblicato dalle scuole (17,5%). E in questa sorta di indagine il contesto socio-economico delle famiglie fa la differenza: i genitori più istruiti, infatti, attribuiscono maggiore importanza alle informazioni provenienti da altri genitori o network di loro pari, chi, invece, non ha un titolo di scuola superiore si rivolge di più agli insegnanti del precedente ciclo di studi per avere un consiglio.

Un sistema scolastico non trasparente «è non solo paternalistico, ma anche - sostengono i ricercatori - gravemente inefficace, come dimostrato dalla performance mediocre degli studenti italiani nei test standardizzati». Secondo i dati Pisa 2006 gli studenti italiani risultano essere indietro di oltre due anni scolastici rispetto alle conoscenze dei finlandesi (i migliori nel gruppo Ocse) e di quasi due terzi di anno rispetto alla media Ocse.

In Italia l’Invalsi da alcuni anni sottopone gli alunni a test standardizzati in italiano e matematica e, «a regime, queste verifiche - osserva l’Isae - permetteranno di valutare le conoscenze degli studenti in entrata e in uscita da ogni ciclo scolastico per misurare il valore aggiunto di ciascuna scuola, ossia quanto gli input scolastici si traducano in un incremento nelle conoscenze degli studenti». Il punto - sostiene l’Isae - è i dati sulle performance devono però essere condivisi con il pubblico. Le informazioni sulla preparazione degli insegnanti e sui risultati dei test - suggerisce - dovrebbero essere pubblicate prima della scadenza dei termini per l’iscrizione e in formati (internet, cartaceo, via telefono cellulare) adatti per raggiungere una popolazione eterogenea e con diversi livelli di istruzione. «La trasparenza è un obiettivo accessibile che, a fronte di un investimento modesto, contribuirebbe significativamente - conclude l’Istituto - alla modernizzazione e al miglioramento del sistema scolastico italiano».


21.4.2010
http://www3.lastampa.it/scuola

Grecia: I prof bruciano le lauree

Grecia, la protesta degli insegnanti accampati davanti al Parlamento di Atene: diplomi in fumo per contestare le scarse misure economiche adottate a favore della categoria.
http://tv.repubblica.it/mondo/i-prof-bruciano-le-lauree/45963?video

mercoledì 21 aprile 2010

Governo battuto sul ddl lavoro

Governo battuto in commissione Lavoro della Camera: l'unico emendamento presentato dall'esecutivo al ddl lavoro, rinviato alle Camere dal Capo dello Stato, e relativo all'articolo 20 sulla esposizione all'amianto dei lavoratori a bordo delle navi di Stato, è stato infatti respinto.

Via libera anche della commissione Lavoro della Camera al pacchetto di emendamenti presentati da Giuliano Cazzola, relatore del ddl lavoro (il provvedimento rinviato alle Camere dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano) e una proposta presentata dalla Lega. In particolare le proposte di modifica puntano a andare nella direzione indicata dal Capo dello Stato.

Queste le modifiche che hanno ottenuto il via libera:

NO PER LICENZIAMENTO. La clausola compromissoria non può riguardare controversie relative alla risoluzione del contratto di lavoro e davanti alle commissioni di certificazione le parti possono farsi assistere da un legale di loro fiducia o da un rappresentante dell'organizzazione sindacale o professionale a cui abbiano conferito mandato.

ARBITRATO DI EQUITÀ. Sarà possibile «nel rispetto dei principi generali dell'ordinamento» e, questo il paletto in più che introduce la versione Cazzola: «dei principi regolatori della materia, anche derivanti da obblighi comunitari».

SOLO SE TERMINATO PERIODO PROVA. La clausola compromissoria può essere pattuita e sottoscritta concluso il periodo di prova, ove previsto, ovvero trascorsi 30 giorni dalla stipulazione del contratto di lavoro, in tutti gli altri casi. La commisisone ha approvato l'emendamento di Massimiliano Fedriga (Lega) che, rispetto alla versione di Cazzola, puntava a individuare una qualche tutela anche per i precari che generalmente non hanno nei loro contratti periodi di prova.

RESTA SALVO APPELLO AL TRIBUNALE. Per quanto riguarda le controversie aventi ad oggetto la validità del lodo arbitrale irrituale, si potrà ricorrere al Tribunale che decide in unico grado. Il ricorso è depositato entro il termine di trenta giorni dalla notificazione del lodo. Trascorso tale termine, o se le parti hanno comunque dichiarato per iscritto di accettare la decisione arbitrale, ovvero se il ricorso è stato respinto dal Tribunale, il lodo è depositato nella cancelleria del Tribunale nella cui circoscrizione è la sede dell'arbitrato. Il giudice, su istanza della parte interessata, accertata la regolarità formale del lodo arbitrale, lo dichiara esecutivo con decreto.

21 aprile 2010
http://www.unita.it/news/

Presidio del 26 aprile 2010 - ore 9.00 Piazza Matteotti- Novara

Il Governo e la maggioranza avevano varato una legge che toglie alle lavoratrici e ai lavoratori il diritto sacrosanto di ricorrere al giudice quando subiscano un torto dal proprio datore di lavoro.

Questa legge era stata approvata nonostante le critiche che per mesi la CGIL ha rivolto al provvedimento che rappresenta una vera e propria controriforma del diritto e del processo del lavoro.

Purtroppo la discussione parlamentare è avvenuta senza che l’opinione pubblica, come troppo spesso accade nel nostro paese, fosse adeguatamente informata.

Non c’è stato quindi quel confronto che la Cgil e moltissimi giuristi del lavoro, magistrati, associazioni e cittadini avevano più volte richiesto.

Ma il Presidente della Repubblica non ha firmato la legge e l’ha rinviata alle Camere, come prevede la Costituzione.

La Cgil si impegna a svolgere durante l’intero iter parlamentare iniziative e mobilitazioni perché sia cambiata una legge sbagliata e in gran parte incostituzionale, ad ottenere risultati concreti. Si impegna a seguito dell’approvazione della nuova legge a proseguire l’iniziativa in sede contrattuale, legale e costituzionale su tutte le norme negative che dovessero permanere.

La Cgil si batte per il diritto al lavoro in una fase di così grave crisi, ma anche per un lavoro stabile e dignitoso, nel rispetto dei diritti dei lavoratori e delle lavoratrici

Per questo motivo, lunedì 26 alle ore 9.00 si terrà un presidio presso la Prefettura di Novara (Piazza Matteotti).

Novara, 21/04/2010

FLC CGIL NOVARA
Il Segretario Generale Provinciale
f.to Luigi Nunziata

sabato 17 aprile 2010

Tempo pieno: il paradosso del Piemonte

di R.P.

Secondo l'Andis nella regione Piemonte i tagli non hanno minimamente toccato le scuole primarie a tempo pieno, mentre tutte le difficoltà si stanno concentrando negli altri modelli orari. La soluzione ? Ridistribuire i tagli.
La situazione degli organici nelle scuole primarie piemontesi mette in evidenza alcuni paradossi inattesi.
Le scuole che da anni funzionano quasi solo a tempo pieno, particolarmente diffuse nella provincia di Torino, “non solo non hanno subito apprezzabili contrazioni di orario, ma hanno in molti casi conservato tutte, o quasi, le ore di compresenza e, con esse, le attività di laboratorio, di recupero dallo svantaggio, di arricchimento curricolare”.
Al contrario le scuole con forte prevalenza dei vecchi “moduli” (3 insegnanti su 2 classi o 4 su 3) “sono state pesantemente penalizzate essendosi sulle stesse concentrate tutte le operazioni di riduzione di organico”. In queste stesse scuole, seppure obtorto collo, per mantenere gli stessi orari degli anni precedenti “si è fatto ricorso a tutte le soluzioni possibili, compresa quella dell’insegnante prevalente con l’aggiunta di una pluralità di docenti aggiunti l’uno all’altro con l’unico obiettivo di completare l’orario, con esiti a volte decisamente insoddisfacenti”.
Il dato emerge da un documento ufficiale che l’Andis piemontese ha inviato nei giorni scorsi all’USR del Piemonte ma anche alle organizzazioni sindacali della scuola e alle associazioni professionali.
La denuncia dell’Associazione dei dirigenti scolastici piemontesi è davvero paradossale se si pensa che solo un anno fa in quella stessa regione, la preoccupazione maggiore delle scuole, degli enti locali e degli stessi sindacati era rivolta proprio a garantire la prosecuzione delle esperienze di tempo pieno.
In realtà quello piemontese non rappresenta un caso isolato: che i tagli del 2009/2010 abbiano colpito soprattutto le scuole con forte presenza di classi a modulo è dovuto al fatto che, spesso, in quelle stesse scuole l’organico è stato utilizzato per ampliare l’orario di funzionamento delle classi. Un esempio per chiarire: in scuole con 5 classi e 8 insegnanti si è riusciti a garantire anche orari di 40 ore settimanali; quest’anno, per effetto dei tagli, con 7 insegnanti è diventato quasi impossibile confermare la stessa organizzazione.
“Ci troviamo in definitiva - denuncia l’Andis piemontese - di fronte a un’offerta formativa fortemente divaricata non solo in termini quantitativi ma anche, e diremmo principalmente, in termini di ricchezza e qualità”.
Non solo, ma - sempre secondo l’Andis - non vi sarebbero neppure “ragionevoli certezze che esista una qualche corrispondenza fra situazioni scolastiche, diciamo così, ‘privilegiate’ e contesti sociali particolarmente difficili, in quanto il tempo pieno riconosciuto è stato assegnato, in tempi ormai remoti, solo in relazione al casuale incrocio fra richiesta della scuola e mera disponibilità di organico in un determinato anno scolastico”.
Come uscire dal paradosso ? L’Andis (i cui associati sono in larga misura iscritti ai sindacati confederali) non lo dice apertamente ma fa intendere che per affrontare correttamente la questione degli organici nella primaria potrebbe essere necessario iniziare a ridurre le dotazioni organiche nelle scuole storicamente funzionanti a tempo pieno.
Si tratta ora di vedere se l’appello verrà accolto da quegli stessi sindacati e da quelle stesse associazioni che solo fino a pochi mesi fa si sono battuti strenuamente perché il tempo pieno non venisse toccato dai tagli imposti dai ministri Gelmini e Tremonti.


17/04/2010

http://www.tecnicadellascuola.it/

Pd: «Crisi Pdl noi pronti all'alternativa»

Un'assemblea programmatica per sciogliere i nodi del Pd e mettere a fuoco le priorità di merito dei Democratici. È l'appuntamento che il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, ha annunciato aprendo la prima direzione del partito dopo le elezioni regionali. I problemi tra il premier Silvio Berlusconi ed il presidente della Camera, Gianfranco Fini, "forse si aggiusteranno ma non si risolveranno" dice ancora Bersani.

BERSANI
Se invece gli scenari saranno diversi, ribadisce Bersani, serve "una convergenza repubblicana con chi vuole difendere la Costituzione". "Mettiamoci subito al lavoro sul progetto per l'Italia. Il futuro è una sfida: mettiamoci all'altezza di questa sfida. Serve un progetto per l'Italia, un'agenda che ci porti a fare emergere la nostra visione del Paese".

Per il segretario Pd servono innanzitutto pochi punti programmatici: "Lavoro inteso come lavoro delle nuove generazioni, fisco, educazione e cioè scuola e università, istituzioni, giustizia e informazione". "Lavoriamo per l'Italia e lavoreremo per noi. Dobbiamo - esorta Bersani - trasmettere positività".

Il leader Pd annuncia anche un disegno di legge per mettere fuori i partiti dalla Rai e una iniziativa con l'Antitrust per affrontare (e risolvere) il conflitto d'interessi.

Quello della giustizia non è un tema «tabù», va affrontato perché «è un servizio che non funziona» e nessuno può accusare di «intelligenza con il nemico» chi avanza proposte. Dice Bersani: «Noi vogliamo affrontare questo tema - spiega secondo quanto viene riferito - da questo lato. Le nostre proposte sono in polemica con le leggi ad personam». Continua il segretario Pd: «Si può essere d'accordo o meno, ma non esiste che nella nostra squadra, quando si presentano proposte, si parli di intelligenza con il nemico». Se, invece, la maggioranza vuole parlare di riforme che facciano riprendere l'economia e affrontino la crisi, spiega Bersani, «sono pronto ad andare a discuterne anche ad Arcore».

«La Lega ormai ha il sapore di un partito della prima Republica. Penso che ormai non potrà reggere i due o tre ruoli che si è data nel teatrino della politica». Lo dice Pierluigi Bersani alla direzione del Pd a proposito della Lega. «Più la Lega prende potere e più è decisiva nel sostenere Berlusconi. È ora -incalza Bersani- che si prenda la responsabilità dei problemi che il governo non ha risolto».

Pierluigi Bersani alla direzione del Pd ribadendo che l'attuale legge elettorale è una vergogna e va cambiata, osserva che «le soluzioni per una riforma sono diverse ma vanno tenuti fermi tre paletti: il sistema bipolare, la scelta del deputato e la garanzia di una maggioranza stabile». «L'attuale legge elettorale è una vergogna, è l'architrave del meccanismo plebiscitario e populista di Berlusconi». «Dobbiamo combattere per oltrepassarla». «Intorno a questi tre criteri -dice il segretario- possiamo ragionare insieme e arrivare a proposte più precise ma cerchiamo di sdrammatizzare il tema perchè le leggi elettorali vanno e vengono, mentre Berlusconi sta qui dal '94...».

FRANCESCHINI
Dopo l'intervento di Bersani ha preso la parola Dario Franceschini: «L'attacco a Fini da parte di Berlusconi è la conferma che Berlusconi sa di aver vinto. Non bisogna fare a Fini il torto di considerarlo 'di qua' e coinvolgerlo in scenari confusi perché lui sta facendo una battaglia per una destra normale ma è un nostro avversario».

«Non dobbiamo fare un torto a Fini, schierandolo di qua e conivolgendolo in scenari confusi, mentre lui sta facendo una battaglia per affermare il profilo di una destra normale». Franceschini è quindi contrario all'idea di una costituente democratica che coinvolga anche l'ex leader di An. Nel suo intervento ha invece invitato il partito ad affrontare una discussione interna che serva a chiarire le posizioni.

Intervenendo alla direzione del Pd, il capo gruppo e leader della minoranza, torna sulla polemica che ieri ha coinvolto lui e Massimo D'Alema sul ruolo del presidente della Camera. «La situazione - ha affermato Franceschini - è mobile sia per quanto riguarda il PdL sia per il confronto sulle riforme».

«La missione del Pd è cambiare il paese rimettendo in discussione tutto, non sommando le singole sigle». È l'obiettivo del Pd indicato da leader di Area democratica Dario Franceschini nel suo intervento alla Direzione del partito nel quale ha giudicato negativo l'esito del voto che «però non va attribuito al segretario appena arrivato». «Il partito - ha affermato Franceschini - non è solo di chi ha vinto il congresso ma insieme di chi ha vinto e di chi ha perso. Tra il silenzio e la litigiosità c'è la via di mezzo del confronto chiaro, dobbiamo discutere per contribuire a fare le scelte».

L'ex segretario del Pd Dario Franceschini, che oggi guida Area democratica, ha apprezzato, a quanto si apprende, intervenendo alla Direzione del partito «la difesa del bipolarismo fatta dal segretario Bersani» dopo che ieri il capo gruppo alla Camera si erà scontrato con Massimo D'Alema per il quale il bipolarismo è fallito.

D'ALEMA
Il Pd deve «interloquire» con Gianfranco Fini a partire dai temi istituzionali, ma è una «sciocchezza» concludere che questo vuol dire puntare ad un governo con lui. Lo ha detto Massimo D'Alema intervenendo alla Direzione del Pd. «Non voglio fare il difensore di Fini - ha affermato l'ex ministro degli Esteri - che non ha bisogno di essere difeso da nessuno. Non vorrei però che in nome del bipolarismo gli rimproverassimo di dar fastidio a Berlusconi: sarebbe un eccesso di zelo».

D'Alema ha sottolineato che nel centrodestra «si è aperta una dialettica» per merito dell'attuale presidente della Camera che deve portare il Pd ad avere «interesse sul piano dei contenuti e non su quello delle manovrette politiche, perchè Fini - ha sottolineato ancora D'Alema - ha introdotto su alcuni contenuti essenziali un punto di vista su cui un grande partito riformista deve interloquire». «Mica perchè dobbiamo fare un governo insieme domani - ha esclamato D'Alema - queste cose lasciamole scrivere ai professionisti delle scemenze».

«Non voglio mettere in discussione la democrazia dell'alternanza ma occorre però aprire su di essa una profonda riflessione», avanzando proposte non incentrate solo sulla «governabilità» ma anche sul ruolo del Parlamento. Lo ha detto Massimo D'Alema intervenendo alla Direzione del Pd.

«Le elezioni regionali per il Pd sono state deludenti, ma anche il Pdl è andato male perdendo 2,5 milioni di voti. C'è una crisi drammatica del sistema democratico: la gente delusa dal governo non sceglie l'opposizione. Su questo occorre meditare...».

«Berlusconi punta a federalismo e tutti i poteri al capo di governo. La risposta a questa sua strategia è un banco di prova essenziale per il Pd».

MARINI
Franco Marini ha apprezzato la proposta di Andrea Orlando sulla giustizia perché «è un'emergenza grande che tocca tanta gente ed è giusto che il Pd si riapprori della sua capacità di proposta, pur rispettando la magistratura, perché è un dovere verso il Paese». L'ex presidente del Senato, lasciando la sede del Pd, ha sintetizzato ai giornalisti il senso del suo intervento alla direzione e sempre in tema di giustizia ha detto di aver «apprezzato l'intervento di Bachelet che oggi ha detto che quando si decide una posizione si deve discutere degli organi del partito. Orlando è il responsabile del settore - ha osservato Marini - ed è bene che parli, per me ha fatto bene ma io non mi scandalizzo se su qualche punto il partito ha delle articolazioni diverse, qualche volta si può anche votare, non tutti i giorni, ma non ci può essere solo la mediazione e non è giusto che il partito si lasci tirare per la giacca».

SCALFAROTTO
La direzione a porte chiuse viene ancora una volta "violata" dal vice-presidente del Pd Ivan Scalfarotto che, all'insegna della trasparenza, "twitta" ogni singola frase dei membri della direzione chiamati a parlare sul popolare social network Twitter.

17 aprile 2010

mercoledì 14 aprile 2010

CRISI:SENZA LAVORO - Italia disoccupata

Studente reporter
la Repubblica@SCUOLA

CRISI:SENZA LAVORO
Italia disoccupata
Racconta la società

Cresce il numero di chi perde impiego. Scrivi la storia di una persona che sta facendo i conti con la crisi

di LUISA GRION

TEMA: Aumenta ancora il numero delle persone che perdono il posto. Giovani, lavoratori maturi, donne e uomini. Molti sono coinvolti da un problema che incide sulla vita di numerosi nuclei familiari. Scrivi la storia di una persona, di una famiglia, di un negozio o di un’impresa che sta facendo i conti con la crisi.


ROMA
Da un anno all´altro sono andati in fumo 428 mila posti di lavoro e la disoccupazione ha raggiunto quota 8,6 per cento. Mesi durissimi quelli del 2009: l´Istat ha messo in fila i numeri della crisi e ne è uscito il ritratto di un paese dove, sempre più spesso, chi non è occupato rinuncia a diventarlo. Diminuiscono i posti, aumenta il tasso di inattività. Messo a confronto l´ultimo trimestre dello scorso anno con il corrispondente periodo del 2008 il salto all´indietro è evidente: dopo quattordici anni di crescita, l´occupazione ha invertito la tendenza; dappertutto, ma in modo particolare nell´industria.

Il taglio ha colpito più i maschi che le femmine (anche perché quelle che lavorano erano già poche rispetto al resto dell´Europa), più il Sud che il Nord (anche se questa volta l´emorragia è stata più uniforme che nel passato).

Questo il quadro statistico: riferendosi alla media 2009 i posti perduti sono stati 380.000 (194 mila al Sud, 161mila al Nord, 25 mila nel Centro). Un crollo in parte limitato dall´aumento fra i lavoratori stranieri: il calo fra gli occupati italiani è stato infatti di 527 mila, mitigato dall´incremento di 147 mila i fra i migranti.
I primi a pagare sono stati i precari e i lavoratori «indipendenti» (meno 211 mila), più colpiti rispetto ai dipendenti (meno 171 mila ).

Oltre due terzi del calo è da riferire alla componente maschile (meno 274 mila posti), ma se gli uomini occupati sono scesi dal 70,3 al 68,6 per cento, le donne lavoratrici - che partivano da quota 47,2 per cento - sono approdate al 46,4: la media Ue è al 58,7 per cento. Praticamente meno di una su due lavora (al Sud meno di una su tre).

Diametralmente opposti i commenti suscitati da questi numeri: se la Cgil li definisce «impressionanti» e l´opposizione chiede una diversa politica economica, il governo fa notare che gli altri stanno peggio. Nella media 2009 il tasso di disoccupazione italiano è all´8,6 per cento, quello dell´Eurozona sta al 9,4. «Non nego che ci sia la crisi - ha detto Giulio Tremonti, ministro dell´Economia - ma la disoccupazione, in altri paesi, arriva anche al 20 per cento». Stessa linea per il ministro Sacconi: «Usa, Francia, Svezia e Spagna dove si è arrivati ad un tasso di disoccupazione superiore al 18 per cento, sono andati peggio dell´Italia» ha precisato.

Due letture cui si contrappone quella di Stefano Fassina, responsabile economico del Pd: «Dall´inizio della crisi a fine gennaio 2010 ci sono stati 701 mila occupati in meno - ha commentato - Il tasso di occupazione al 56,9 per cento, è crollato di quasi tre punti percentuali ad un livello che ci colloca al 26esimo posto nell´Unione Europea, seguiti soltanto da Malta. Il tasso di disoccupazione giovanile al 27,1 per cento, è peggiorato di 6,6 punti in 21 mesi. Particolarmente colpite sono state le partite Iva ed “i piccoli” del Nord est: la crisi è globale, ma gli errori sono nazionali. Un´altra politica economica è necessaria e possibile».

http://scuola.repubblica.it/blog/2010

La Flc Cgil a Congresso: la difesa dei precari per statuto

di Maristella Iervasi

Anche la Gelmini al Palariviera di San Benedetto del Tronto. La sua faccia con il naso di Pinocchio dà il benvenuto ai delegati della Flc Cgil riuniti per il secondo congresso nazionale. Slide su tutte le bugie che il ministro dice ogni giorno sulla scuola, l'università e la ricerca. E dal palco Mimmo Pantaleo, segretario generale della Federazione della Conoscenza, le elenca una ad una. Una relazione «ottima e abbondante» è il commento di tutti, che non ha risparmiato critiche al governo come al Pd: «Aberrante la proposta di legge del Pd sul contratto unico», fino al ministro Brunetta: «I veneziani lo hanno forse considerato un fannullone e anche un arrivista che pretendeva di fare contemporaneamente il ministro e il sindaco». Per poi finire con l'autocritica sul sindacato: «Nella Cgil e nella Flc -ha detto Pantaleo – non ci saranno mai pensieri unici, perché serve un forte pluralismo di idee e di sensibilità per rendere sempre più forte la nostra organizzazione». E un invito alla sinistra: "Riproporre un vocabolario troppo facilmente accantonato: classi sociali, interessi del lavoro, classe operaia, borghesia. Siamo proprio di fronte ad un'idea classista di società, che bisogna sconfiggere".

Due ore e la platea lo ascolta in silenzio per poi sciogliersi in un fragoroso applauso. I lavori proseguono fino a sabato. Domani Ermanno Detti intervista Tullio De Mauro, venerdì sera invece, la tavola rotonda sul federalismo e settori pubblici della conoscenza, sarà presente anche il ministro per i rapporti con le Regioni, Raffaele Fitto.

LA NUOVA Flc-Cgil: valore al lavoro e sindacato apre ai giovani.
«Saremo sempre un'organizzazione aperta. Sono convinto che la Cgil debba conservare quel profilo democratico di una grande organizzazione di massa e per queste ragioni bisogna liberarsi delle inevitabili tensioni del Congresso, predisponendoci al reciproco ascolto delle diverse opinioni. Alla fine quello che deve prevalere – ha precisato Pantaleo – è l'orgoglio di appartenere a questa straordinaria esperienza umana e politica che è la Cgil». Occorrono insomma “profondi cambiamenti culturali “nel nostro modo di interpretare la funzione di rappresentanza sociale, ha esortato Pantaleo. «Siamo stati l'unico soggetto che ha tentato di opporsi alla cancellazione dei diritti a partire proprio dall'istruzione pubblica». Da qui la convinzione del sindacato: per uscire dalla crisi è l'investimento sulla Conoscenza il nodo strategico. «Invece di investire sul nucleare o su faraoniche opere come il Ponte di Messina, investimenti sulla sicurezza degli istituti scolastici, sull'innovazione e la ricerca».

Una identità che la Cgil si è costruita nelle tantissime manifestazioni contro la Gelmini a partire da quella imponente del 30 ottobre del 2008 in piazza del Popolo, e ancora prima con le battaglie contro la riforma Moratti sulla scuola.

Tantissime le iniziative messe in campo: i referendum contro le intese separate sul secondo biennio contrattuale, la scelta di presentare le liste per i rinnovo delle Rsu nella scuola, nonostante il rinvio deciso da Brunetta. «Si può discutere dei tanti limiti e delle cose che andrebbero modificate nel nostro sindacato – ha detto Pantaleo – ma bisogna partire dalla valorizzazione di quelle lotte . In quelle piazze e in quegli scioperi si è ritrovata l'Italia che non abbassa la testa, che non guarda dall'altra parte, che non ha paura». Quelle facce, sono la Cgil.

LE PROPOSTE: tutela di tutti i precari e sindacato aperto ai giovani
Un coordinamento dei precari. La Flc-Cgil si assume per Statuto il compito di rappresentare tutti i precari: della scuola, della ricerca, dell'università, e Afam. E il primo risultato sarà una mobilitazione in maggio. Poi l'annuncio degli Stati Generali della Conoscenza, nel mese di settembre. Al centro dell'identità della Flc ci sarà la stabilità del lavoro, ma mutando - ha precisato Pantaleo - il nostro modo di fare sindacato. "Dobbiamo essere in grado di riprodurre meno ritualismi, meno burocrazia e meno onnipotenza dei gruppi dirigenti, che devono avere l'umiltà di ascoltare". Tra gli obiettivi, largo ai giovani. E ancora: un piano straoridinario per la messa in sicurezza degli edifici scolastici. Il 30% degli istituti hanno bisogno di manutenzioni urgenti, 4 scuole su 10 sono prive di strutture per lo sport e molti edifici non sono stati bonificati dall'amianto. Ma la cosa più grave - si legge nella relazione - è che si vuole "occultare questa verità". Il decreto sottoscritto tra Istruzione ed Economia è top secret: non è stato neppure presentato ai sindacati.

LA SCUOLA
Nella società prevale il “censo” ha detto Pantaleo. «Vengono premiati i raccomandati, che atttraverso il rapporto con la politica e i potetati si garantiscono percorsi di carriera facile, stabile e retribuita. La scuola non riesce più a svolgere la funzione sociale. Oggi chi nasce in una famiglia ricca rimane ricco e può affermarsi nel campo delle professioni dei propri genitori, chi nasce in una famiglia povera ha scarse possibilità di realizzare un futuro migliore. Questa è la narrazione della realtà, non quella della ministra Gelmini quando parla di “meritocrazia” o quella di Brunetta quando chiede ai giovani di non essere “bamboccioni”».

Il messaggio di Napolitano e Ciampi: Un congresso, si legge nel messaggio del Quirinale, impegnato a "tracciare il bilancio di un anno certamente impegnativo e a delineare i futuri indirizzi dell'attività dell'organismo di rappresentanza" e dal quale, prosegue, "potranno emergere utili approfondimenti sulle condizioni di lavoro nella scuola, nell'università' e nei diversi enti di formazione e di ricerca". L'ex presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi avrebbe dovuto tenere una lezione sulla Costituzione: "La ringrazio per il gentile pensiero - scrive Ciampi a Pantaleo - l'ho particolarmente gradito. Peraltro, l'anagrafe ha le sue ferree regole e non mi consente di assumere ulteriori impegni ancorchè interessanti e graditi quale quello prospettatomi, che mi porti fuori Roma".


PRECARIATO
Uscire dalla logica emergenziale aprendo un tavolo di confronto sul precariato nella scuola. La Flc ribadisce la sua contrarietà al “salva precari”, chiede invece stablizzazioni con piani i reclutamento pluriennali. Un no secco anche all'eventuale cancellazione delle graduatorie ad esaurimento. Il sindacato guidato da Pantaleo ha preso l'impegno di confrontarsi con i diversi comitati dei precari.

ISTRUZIONE LEGHISTA “La cultura della Lega Nord non potrà mai essere la nostra, non è conciliabile con i nostri ideali – sottolinea Pantaleo – perché l'accoglienza, diritti e doveri sono inseparabili ai fini dell'integrazione e del rispetto delle persone”.

14 aprile 2010
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Organici docenti: il taglio è del 4%

di Reginaldo Palermo

Ma la riduzione è più consistente in alcune regioni del sud (Calabria, Basilicata, Sicilia e Sardegna). Anche il Veneto colpito dalle riduzioni: 3% di cattedre in meno, con l'1,35% di alunni in più.
Le prime bozze di circolare sugli organici che stanno iniziando a girare confermano che l’operazione di razionalizzazione prevista per il 2010/2011 sarà particolarmente severa soprattutto nelle regioni del sud, dove peraltro il calo demografico si fa sentire in modo più consistente.
In questa tabella riportiamo i dati complessivi riguardanti ai diversi ordini di scuole che evidenziano proprio questa situazione.

I tagli di organico maggiori si registrano in Calabria (-5,32%%), in Basilicata e Sardegna (-5,18%) e in Sicilia (-5,06%): ma si tratta anche di regioni dove il calo demografico è più consistente della media nazionale.
Né si può dire che il Ministero abbia usato un occhio di riguardo per le “regioni amiche”: in Veneto, per esempio, la popolazione scolastica aumenterà dell’1,35% ma gli organici scenderanno del 3,39%.
Come pure in Lombardia: ad un aumento dell’1,34% di alunni corrisponde un taglio di organci del 3% .
Più della metà dell’intera operazione (25.600 cattedre in meno) riguarda la secondaria di secondo grado che l’anno scorso era stata toccata in modo marginale.
Continua invece la riduzione dei posti nella scuola primaria dove si perderanno 8.700 posti: il taglio riguarderà in particolare le cattedre di lingua inglese in quanto il Ministero prevede che già dal prossimo settembre potranno insegnare la lingua straniera i docenti che stanno iniziando solo ora il percorso formativo (in pratica, con una corso di una cinquantina di ore si sarà “abilitati” a insegnare l’inglese).
Meno pesanti saranno invece i tagli nella scuola secondaria di primo grado che lascerà per strada poco meno di 3.700 posti.
La severità dell’operazione potrebbe essere mitigata da qualche cattedra di sostegno che potrebbe essere istituita al momento della definizione degli organici di fatto.
Il Ministero ha infatti annunciato che ha intenzione di dare esecuzione alla sentenza della Corte costituzionale che aveva dichiarato illegittime le norme che limitano in qualche modo gli organici di sostegno.
Per i casi gravi, insomma, le direzioni regionali potrebbero avere il via libera per ulteriori assunzioni.

14/04/2010
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domenica 11 aprile 2010

Il Pd: "Come fare riforme con un premier che attacca gli organi costituzionali?

La reazione di Anna Finocchiaro alle parole di Berlusconi a Confindustria
L'irritazione del Colle nella ricostruzione di Scalfari su Repubblica

Il Pd: "Come fare riforme con un premier
che attacca gli organi costituzionali?"

Bonaiuti: "La centrale di propaganda del Pd cerca di mascherare la verità
la sinistra ha poca o nessuna voglia di confrontarsi sulle riforme

ROMA - Nessuna reazione ieri, dopo il passaggio che Silvio Berlusconi ha dedicato alle riforme davanti alla platea di Confindustria. Iniziato con la lamentazione per i pochi poteri del governo rispetto al Parlamento, continuato con la promessa di una riforma fiscale e, in mezzo, le battute sulla sua insofferenza ai controlli sulle leggi della Consulta e del Quirinale. Parole non insistite ma che hanno creato stupore negli ambienti istituzionali e - come ha raccontato Eugenio Scalfari nel suo fondo domenicale su Repubblica - irritato Giorgio napolitano che ha chiamato Gianni Letta per protestare, ricevendone le scuse personali che sembrano non essere affato bastate al capo dello Stato.

E adesso, proprio sul punto delle garanzie, arriva l'attacco del Pd attraverso la capogruppo al senato Anna Finocchiaro: "Ieri il premier ha apertamente attaccato la Consulta e la presidenza della Repubblica, denunciando ancora una volta la filosofia che muove la sua volontà riformatrice. Questo Paese ha certo bisogno di riforme ma non di un potere senza controlli ed equilibri. È davvero difficile - dice la presidente del Pd a Palazzo Madama - pensare a un confronto con chi ha questa concezione della democrazia e delle Istituzioni". Che nel merito contesta al presidente del Consiglio di proseguire con una politica di "annunci e alla confusione, sempre sulla base del suo tornaconto propagandistico. Però, quello che, nelle parole del premier, non cambia mai sono gli attacchi che egli sferra agli organi costituzionali e di garanzia".

L'ultimo attacco, dicevamo, ieri in Confindustria: "Ogni provvedimento governativo ha detto - viene preliminarmente sottoposto al presidente della Repubblica e al suo staff che ne controlla addirittura gli aggettivi". Parole che - rivela Scalfari nel fondo su Repubblica - arrivano alle orecchie di Napolitano che si fa chiamare Gianni Letta al telefono. Ricevendo di risposta un: "Non sapevo nulla. Ho udito anch'io. Le faccio le mie personali scuse".

Nella ricostruzione di Scalfari la risposta del Presidente è stata: "Le scuse personali non risolvono la questione. Se non si trattasse del presidente del Consiglio ma di una qualunque altra persona dovrei dire che siamo in presenza di un bugiardo che dice una cosa al mattino e fa l'opposto la sera oppure d'una persona dissociata e afflitta da disturbi schizoidi".

Bonaiuti attacca la sinistra. Le critiche democratiche al premier seguite all'editoriale di Scalfari provocano la polemica reazione di Paolo Bonaiuti, sottosegretario alla presidenza del Consiglio. "La centrale di propaganda del Pd cerca di mascherare la verità: la sinistra ha poca o nessuna voglia di confrontarsi sulle riforme, perchè non riesce a trovare l'accordo tra le sue mille anime".

11 aprile 2010

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Prof, ecco la scure del taglio agli organici. Pantaleo (Flc.Cgil): scatola vuota chiamata scuola

Prof, ecco la scure del taglio agli organici. Pantaleo (Flc.Cgil): scatola vuota chiamata scuola
di Maristella Iervasi

Saranno la Campania e la Sicilia le più penalizzate. Ma la scure-Gelmini-Tremonti sul taglio agli organici dei docenti della scuola non salva nessuno. Per il prossimo anno scolastico, via dalle cattedre 25.600 posti. Così suddivisi: 8.700 circa alle elementari, 3.600 alle medie, 13.750 alle superiori. E le "sorprese" non finiscono qui. Il ministero ha diffuso ai sindacati anche le cifre sui tagli suddivisi per regioni. E, ovviamente, il ricco Nord leghista, ne esce come sempre indenne dalla mannaia. Le più penalizzate saranno ancora una volta le regioni del Sud, in particolare la Campania e la Sicilia, che perderanno maestri soprattutto alle elementari. Per quanto riguarda invece i licei, tecnici professionali il risparmio a "colpi" di prof lo forniranno la Lombardia e il Lazio.

Mimmo Pantaleo, segretario generale nazionale della Flc-Cgil, lancia un grido d'allarme e annuncia nuove iniziative a difesa della scuola pubblica. Assemble nazionale dei precari il 15 maggio e a settembre gli Stati generali della Conoscenza.

"Non si è mai visto un ministro della Repubblica procedere a testa bassa, lasciando che la scuola statale vada in malora, incurante dei diritti dell'utenza, del dissenso degli Enti Locali, Regioni, delle Associazioni Professionali e dei sindacati, incurante degli effetti già prodotti sulla qualità del servizio, incurante del licenziamento di svariate decine di migliaia di precari. A settembre 2010 la scuola statale avrà 25.600 posti di docenti e 15.600 posti Ata in meno, precisa Pantaleo all'indomani del faccia a faccia a l minsitero proprio sui tagli all'oragnico dei docenti - . Nella secondaria di secondo grado in particolare gli effetti dell'applicazione frettolosa dei regolamenti produrranno effetti pesantissimi sia in termini di tagli che di qualità dell'offerta formativa, determinado una situazione caotica. Rifiutiamo questa aggressione alla scuola statale chiamata riforma. La scuola ormai è una scatola vuota. La pervicacia della Gelmini nel cancellare posti di lavoro e sguarnire le scuole come presidi culturali non ha eguali nella storia della Repubblica".

Secondo il sindacato Flc-Cgil, dalla primaria alle superiori si perderanno quasi 26mila cattedre sia perchè saranno ritoccati i tetti minimi per la formazione delle classi, sia l'applicazione dei nuovi regolamenti. "E' inaccettabile l'ulteriore tranche di tagli e daremo battaglia - assicura Pantaleo - per fermare questa politica dissennata che aggrava le condizioni di lavoro del personale, aumenta la confusione, il disservizio e lascia senza posto di lavoro migliaia di precari".

09 aprile 2010
http://www.unita.it/news/

La scuola è ormai una scatola vuota

Grido d'allarme della Flc-Cgil che lancia una serie di iniziative a difesa della scuola. Assemblea nazionale dei precari il 15 maggio e settembre gli Stati generali della conoscenza.
“La scuola è ormai una scatola vuota !”: è questo il grido d’allarme lanciato dalla Flc-Cgil all’indomani del confronto fra sindacati e Ministero in materia di organici.
“Non si è mai visto - accusa il sindacato di Mimmo Pantaleo - un Ministro della Repubblica procedere a testa bassa, lasciando che la scuola statale vada in malora, incurante dei diritti dell’utenza, del dissenso degli Enti Locali, Regioni, delle Associazioni Professionali e dei sindacati. La pervicacia del Ministro Gelmini nel cancellare posti di lavoro e sguarnire le scuole come presidi culturali non ha eguali nella storia della repubblica”.
I tagli previsti per il 2010/2011 sono in effetti pesanti, per tutti gli ordini di scuole; a soffrirne maggiormente saranno soprattutto le realtà più periferiche nelle quali la diminuzione dei posti di collaboratori scolastici creerà disfunzioni e difficoltà elevate.
Dalla primaria alle superiori si perderanno quasi 26mila cattedre sia perché saranno ritoccati i tetti minimi per la formazione delle classi sia per l’applicazione delle nuove disposizioni regolamentari.
Secondo Flc, per migliorale la situazione basterebbero “poche e semplici cose”, come per esempio rispettare le scelte delle famiglie sul tempo scuola, rispettare il Ccnl sulle prestazioni di lavoro di docenti e Ata, assumere a tempo indeterminato i precari docenti e Ata su tutti i posti liberi e finanziare i bilanci delle scuole.
“Ma - sottolinea il segretario nazionale Pantaleo - fino a quando il Ministro non rivedrà queste scelte di politica scolastica la scuola statale sarà in pericolo”.
A partire dai prossimi giorni la Flc promuoverà una serie di iniziative per richiamare l’attenzione della politica e della società civile sui problemi della scuola.
A fine mese ci saranno sit-in delle strutture regionali di fronte alle sedi degli uffici ministeriali, mentre il 15 maggio verrà organizzata una assemblea nazionale del personale precario.
Il 28 ci sarà una iniziativa nazionale sul tema delle risorse finanziarie alle scuole mentre per il prossimo settembre sono previsti gli Stati generali della conoscenza.


09/04/2010
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sabato 10 aprile 2010

Aprea rilancia il suo ddl: nuova governance e addio varianze di risultato

Aprea rilancia il suo ddl: nuova governance e addio varianze di risultato
di A.G.


L’intervento durante un seminario TreeLLLe svolto alla Luiss: il futuro è fatto di docenti in grado di gestire e scoprire l’innovazione. E mentre Giovanni Bachelet (Pd) gli tende la mano, il concetto viene confermato dagli esperti non italiani: largo alle certificazioni standard con i descrittori di competenze.
Continuare a trasmettere conoscenze (saperi) o sviluppare competenze (capacità, atteggiamenti, saper fare)? E’ questa la domanda ricorrente attorno a cui si è sviluppato l’8 aprile a Roma, presso l'Università Luiss per volontà dell'associazione TreeLLLe, il seminario internazionale “La scuola dell'obbligo tra conoscenze e competenze”. Dal dibattito, a cui hanno partecipato diversi studiosi, molti dei quali provenienti da fuori Italia, è emerso chiaramente che conoscenze e competenze non sono dei requisiti in antitesi, ma risultano entrambi altamente preziosi.
Claude Thélot, già presidente del Comitato nazionale sull’Avvenire della scuola francese, ha detto che “le conoscenze sono fondamentali ma non più sufficienti, da sole, per inserirsi nella vita adulta”. A tal proposito, ha illustrato la legge francese del 2006 sul “socle commun”, introdotta proprio per puntare trasmettere tutto quello che i giovani d’oggi non possono non sapere. “Si tratta di sette pilastri, un insieme di ‘conoscenze’ (lingua francese, straniera, matematica e cultura scientifica, scienze umane) e di competenze(nuove tecnologie, competenze sociali e civiche, autonomia e spirito imprenditivo. Il problema – ha sottolineato – è che la scuola sa bene come insegnare e valutare le prime, ma non è ancora attrezzata per le seconde”.
Charles Fadel (della Cisco System, Usa) ha spiegato che alla luce di questa convinzione è importante che si adottino “profonde innovazioni, sia nell’organizzazione degli ambienti scolastici sia nelle metodologie didattiche degli insegnanti”. Per quanto riguarda i docenti, gli esperti condividono la necessità di abbandonare la tradizionale lezione frontale per fare sempre più spazio al lavoro di gruppo, interdisciplinare e progettuale.
Anders Hingel, della Commissione europea, direzione generale sull’Education, si è invece soffermato sugli sviluppi del quadro europeo sul tema: “l’obiettivo dell’Ue – ha spiegato – è rendere sempre più confrontabili le certificazioni, attraverso i descrittori di competenze, in modo da consentire una reale libertà di movimento dei lavoratori. È quindi indispensabile – ha concluso Hingel – che tutti i sistemi scolastici si organizzino per svilupparle, misurarle e certificarle”.
Quest’ultimo punto, l’uniformità di offerta formativa, è stato uno dei punti più dibattuti nel pomeriggio, moderato da Andrea Casalegno, quando il seminario si è concentrato sugli orizzonti politico-riformatori. “Come si fa - ha detto Valentina Aprea (Pdl), presidente della commissione Cultura alla Camera - a resistere alla gestione regionalista, ancorchè con abilitazioni di carattere nazionale, di fronte a certe varianze di risultato scolastico presenti a livello non di Nord e Sud ma addirittura di istituti vicini".
La Aprea ha spiegato che, proprio alla luce della inequivocabile tendenza formativa internazionale, “non è più tollerabile accettare che il destino di un giovane possa essere deciso dalla casualità cui il genitore va incontro – ha detto con tono perentorio – quando lo iscrive ad un istituto piuttosto che ad un altro, magari situato nello stesso quartiere e a pochi isolati di distanza”.
A proposito della necessità di rivedere la formazione dei docenti, uno dei passaggi centrali del suo ddl, l’esponente del Pdl ha aggiunto che è sempre più necessario ed urgente introdurre “una competenza ‘generativa’, utile a migliorare le risposte dei discenti soprattutto attraverso l’uso dell’innovazione. Serve – ha concluso – un approfondimento veloce e sempre meno scontato, che favorisca la scoperta di ciò che non è noto senza soffermarsi troppo su risposte già note”.
L'ex viceministro dell'Istruzione ha quindi ripercorso tutti i punti salienti del suo progetto di legge arenatosi in estate a seguito delle ingerenze della Lega che chiedeva di adottare dei test selettivi sulle conoscenze territoriali: "Il mio programma - ha dichiarato Aprea - intende introdurre prima di tutto una nuova governance basata sulla cancellazione dell'autoreferenzialità degli istituti, l'inserimento nelle scuole di soggetti esterni e la possibilità per gli istituti di partecipare a fondazioni". Aprea ha anche specificato che il suo disegno di legge intende rivedere la "carriera dei docenti attraverso l'instaurazione di albi regionali ed un reclutamento regionale sussidiario".
Nessun riferimento è stato invece fatto nei confronti del progetto di legge presentato dalla Lega Nord, attraverso l'onorevole Paola Goisis, che intende contrapporsi proprio al suo ddl. Parole di apertura nei confronti del suo progetto di legge sono invece giunte da Giovanni Bachelet, presidente Forum Istruzione del Partito democratico: "Per noi - ha detto - la discussione in Commissione parlamentare sul ddl Aprea può riprendere in qualsiasi momento: occorre riprenderla da dove si era interrotta in estate, quando saltò e sui giornali si parlò solo del dialetto a scuola richiesto dalla Lega dimenticando quanto di buono si era fatto sino a quel momento". Parole che alla platea sono sembrate un mezzo assenso per una regionalizzazione del sistema scolastico da introdurre nel modo più “morbido” possibile.


09/04/2010

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"Precedenza agli insegnanti lombardi"

La proposta arriva il capogruppo del Carroccio al "Pirellone", Davide Boni
e prevede l'introduzione di albi regonali dei docenti in materia scolastica

"Precedenza agli insegnanti lombardi"
La Lega Nord chiede poteri alla Regione

Previsto l'obbligo di residenza sul territorio in cui s'insegna e punteggi differenziati nei concorsi
Recentemente, proposta analoga in Friuli Venezia Giulia con una mozione approvata in consiglio

di SALVO INTRAVAIA


Il governatore della Lombardia, Roberto Formigoni
MILANO - Dopo quella del Friuli arriva la richiesta di graduatorie regionali, per gli insegnanti, anche in Lombardia. E' sempre la Lega Nord a chiederlo. "Pieni poteri alle regioni per dare la precedenza agli insegnanti lombardi", dice il capo delegazione del Carroccio nella giunta regionale lombarda, Davide Boni. La scorsa estate, la Lega presentò un disegno di legge a livello nazionale sull'introduzione degli albi regionali per il personale scolastico. "La piena attuazione del federalismo - prosegue Boni - si traduce nell'autonomia concessa alle regioni nelle diverse materie previste dalla stessa riforma federale e dalle modifiche introdotte al titolo V della Costituzione".

Sembra proprio questo uno dei nuovi temi politici sui quali, dopo la vittoria alle ultime elezioni regionali, il partito di Bossi ha deciso di scommettere. "Il fatto quindi di prevedere l'introduzione degli albi regionali in materia scolastica, va nella direzione di garantire maggiori competenze alle nostre regioni, cambiando un sistema assistenzialista che di fatto ha sempre visto la scuola come un vero e proprio parcheggio pubblico. L'obbligo di residenza sul territorio in cui si insegna - precisa Boni - così come punteggi più alti per i nostri insegnanti ai concorsi pubblici, garantiscono anche agli studenti di non avere più cattedre vuote a pochi mesi dall'inizio dell'anno scolastico, causate da una vera e propria 'migrazionè degli insegnanti che, dopo essere stati nomati, chiedono il trasferimento nella propria terra d'origine". Circostanza smentita, comunque, da una ricerca della Fondazione Agnelli di Torino.

La Lombardia, secondo recenti stime ministeriali, è la regione del Nord col maggior numero di insegnanti di ruolo nati in regioni meridionali: il 31 per cento del totale. Un altro 9 per cento proviene dalle regioni dell'Italia centrale. Ma ogni anno viene presa d'assalto anche dai precari, in cerca di un incarico per tutto l'anno.

L'obbligo di residenza nella regione, in tempi di magra e di crisi del lavoro, libererebbe un notevole numero di posti quindi a favore dei precari locali. Ad anticipare la mossa della Lega lombarda, la scorsa settimana, è stato il Friuli Venezia Giulia. Il Consiglio regionale il primo aprile ha approvato una mozione, presentata dai consiglieri della Lega Nord, che impegna la giunta e l'assessore competente "ad attivarsi presso il Parlamento e il Governo nazionale affinché le graduatorie per l'accesso al ruolo degli insegnanti siano stilate su base regionale".

A favore della mozione friulana si è schierata la maggioranza di centrodestra, con il voto contrario dell'opposizione. Di due emendamenti presentati dal Carroccio, uno è stato approvato, l'altro respinto. Il primo chiedeva che "in futuro non si verifichino più situazioni che pregiudichino gli insegnanti presenti da anni nelle graduatorie della regione anche nell'ottica della salvaguardia della continuità didattica". E' stato invece bocciato il dispositivo che sollecitava la "revisione del sistema dei punteggi per la formazione delle graduatorie affinché non si basi solo sui titoli, ma valorizzi anche la residenza sul territorio regionale e la conoscenza della cultura locale".

E le pressanti richieste da parte del carroccio cominciano a fare breccia anche sugli esponenti politici nazionali. Valentina Aprea (Pdl), presidente della commissione Cultura alla Camera e prima firmataria del disegno di legge sulla revisione dello stato giuridico dei docenti italiani, ha ribadito la necessità di istituire degli albi regionali per la gestione degli insegnanti da formare, selezionati attraverso concorsi nazionali. "Come si fa - ha detto la Aprea durante un convegno internazionale alla Luiss di Roma - a resistere alla gestione regionalista, ancorché con abilitazioni di carattere nazionale, di fronte a certe varianze di risultato scolastico presenti a livello non di Nord e Sud ma addirittura di istituti vicini". Aprea ha anche specificato che il suo disegno di legge intende rivedere la "carriera dei docenti attraverso l'instaurazione di albi regionali ed un reclutamento regionale sussidiario". Nessun riferimento è stato invece fatto nei confronti del progetto di legge presentato dalla Lega Nord, attraverso l'onorevole Paola Goisis, che intende contrapporsi proprio al ddl Aprea.

http://www.repubblica.it/scuola/2010

Fiocco rosa, Gelmini è mamma

È nata stamattina Emma, la primogenita del ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini. La piccola e venuta alla luce, con un parto cesareo, a Brescia; pesa 2,9 kg, e gode buona salute così come la mamma.

Al dicastero di viale Trastevere è stato già esposto un fiocco rosa in occasione del lieto evento

10 aprile 2010

Apriamo il cantiere della sinistra Idee e contributi per il nuovo Pd

Apriamo il cantiere della sinistra Idee e contributi per il nuovo Pd

Giovani e lavoro: le idee forti cerchiamole qui di Paolo Nerozzi

Il banco di prova del nuovo riformismo italiano, come ha scritto ieri Alfredo Reichlin, è nel trovare giovani che espongano «idee forti» e non solo il «certificato di nascita». La prima idea forte del Pd deve essere, a mio avviso, rivolta al mondo del lavoro poiché, dopo le ultime lezioni, è evidente il mancato incontro tra le idee, le istanze del Pd e del centrosinistra in generale con ampi settori del mondo del lavoro, lavoratori dipendenti e piccole imprese, che costituivano da sempre la base sociale di riferimento delle forze progressiste. Elettori sempre più attratti dal richiamo della Lega e meno disponibili a investire nel centrosinistra spesso assente da quei territori dove l’incertezza delle condizioni di lavoro e di vita, fatte di disoccupazione e precarietà e quartieri insicuri, poveri di servizi sociali diventano terreno fertile per la costruzione di un blocco sociale di destra fondato sulla paura e l’incertezza. A fronte del disagio che attraversano questi ampi strati della società italiana il messaggio della Lega e delle destre appare spesso rassicurante, seppure rozzo e pericoloso. Ma a esso il Pd non è riuscito a contrapporre una diversa idea di società e di politica. In questi mesi il tema del lavoro e della crisi è stato al centro dell’agenda del Pd. Ma non è stata prefigurata un’idea unificante del mondo del lavoro e uno sviluppo possibile per il Paese. Un progetto di politica industriale, un’idea di accesso unitario al mondo del lavoro, di superamento della precarietà, di sostegno ai redditi, un’iniziativa a favore della rappresentanza e della democrazia nei luoghi di lavoro potrebbero rappresentare una base solida di dialogo con il mondo del lavoro. Insieme a nuove modalità di accesso al credito per le imprese e una Pubblica amministrazione efficiente e trasparente. Bisogna ripartire da qui contro la delusione per la politica. Disagio avvertito nella lontananza dei giovani dalla politica e nel voto di protesta per le “liste Grillo”. Dobbiamo esprimere un cambio di passo capace di presentare agli elettori una classe politica capace di coniugare progetto politico e prassi di governo basata su rigore e trasparenza. Troppo spesso anche il Pd rischia di risultare troppo simile ai suoi avversari. Abbiamo bisogno di messaggi nuovi e di comportamenti coerenti. Per far questo è indispensabile aprire il Pd alle nuove generazioni. L’età, di certo, non è l’unico elemento di rinnovamento. Servono contenuti, progetti in grado di cogliere le trasformazioni della società e trovare le risposte più opportune. Sarà vitale, per il Pd,investire su ragazze e ragazzi portatori di idee, linguaggi in sintonia con le nuove istanze della società e di pratiche che ci riconnettano a un universo giovanile estraneo dal nostro agire politico quotidiano. Inoltre, il Pd deve guardare all’esperienza Puglia dove si è espresso un sentimento politico che dovrebbe trovare spazio anche nello stesso Pd allargandolo a nuove istanze e nuove culture.

7 aprile 2010
http://www.unita.it/news/

venerdì 9 aprile 2010

AltraRiforma, l'alternativa che nasce dagli studenti

News
07/04/2010 -

AltraRiforma, l'alternativa
che nasce dagli studenti

Discussione online e negli atenei per trovare idee alternative alla Gelmini

Nelle assemblee studentesche si elaborano nuove proposte


ROMA
Gli studenti universitari continuano nella loro opera di contrasto della bozza di riforma del sistema accademico, già approvata dal Cdm in prima lettura e da alcuni mesi al vaglio delle commissioni parlamentari: a partire da oggi il coordinamento universitario nazionale "Link" dà vita, all’esterno delle aule di decine di atenei italiani, ad un referendum autogestito che mette gli studenti di fronte all’opzione se scegliere la riforma Gelmini o le proposte elaborate nelle assemblee studentesche delle scorse settimane.

Gli studenti appartenenti al coordinamento studentesco hanno ribattezzato la loro proposta, alternativa a quella presentata dal governo, "AltraRiforma": «da un lato - spiega Claudio Riccio, responsabile nazionale di "Link" - c’è la Gelmini con le sue proposte di riforma che smantellano l’università pubblica, dall’altro la nostra proposta. La prima in discussione in Parlamento, la seconda nelle aule e nelle assemblee di tutta Italia».

Per il leader del coordinamento l’obiettivo dell’iniziativa è riuscire ad affermare, «dopo anni di devastanti riforme calate dall’alto, una nostra proposta di riforma, elaborata democraticamente dagli studenti e fondata sull’idea di un’università pubblica e di qualità, accessibile a tutte e tutti». I testi preparati dagli studenti verranno anche discussi su Internet, attraverso i social network, ma soprattutto con "wikisaperi" (wikisaperi.org) piattaforma di discussione online accessibile a tutti gli studenti italiani.

Parallelamente alla consultazione, in diversi atenei italiani, già in mobilitazione contro tagli a didattica e ricerca e aumenti delle tasse, sono in programma delle assemblee di discussione: «da Torino a Bari - sottolinea Riccio - ma anche a Napoli, Padova, Salerno, Trieste, Roma, Foggia, passando per Siena, Viterbo, Cagliari, Campobasso, Taranto, e molte altre città grandi e piccole, si sta discutendo la nostra proposta per un’università migliore».

Il referendum autogestito si concluderà il 12 maggio, giorno delle elezioni del Consiglio nazionale degli studenti universitari, a cui Link ha deciso di non partecipare: «Vogliamo mostrare la differenza tra un organo inutile e burocratico - conclude il rappresentante studentesco - che va assolutamente riformato, e un grande momento di partecipazione democratica diretta».

http://www3.lastampa.it/scuola/

Bocca: il Colle degli inciuci

Il legittimo impedimento? Napolitano ha scelto i compromessi. Berlusconi è già un "piccolo dittatore"

Tra il Quirinale e l’Aventino: il legittimo impedimento abita qui. Giorgio Bocca, scrittore ed editorialista di Repubblica e de L’Espresso, non è più nemmeno turbato.

Impedimento firmato. Legittimo?
La decisione di concedere il legittimo impedimento, che di fatto è un privilegio, viene giustificata con il paragone con altri Stati come la Francia. Ma noi non abbiamo le difese e le garanzie democratiche di altri Paesi. Forse anche per colpa della Chiesa che ha educato gli italiani a un potere sovrano. In Italia le voglie autoritarie sono galoppanti.

È preoccupato?
No, sono rassegnato. La marcia verso la democrazia autoritaria è inarrestabile. Il motivo è semplice: gli italiani continuano a votare per Berlusconi. Lui sta facendo di tutto per cambiare il nostro ordinamento, ma i cittadini lo aiutano, e molto, con il voto.

Perché?
E perché hanno accettato il fascismo? Perché hanno combattuto la guerra partigiana e poi l’hanno ripudiata? Sono i misteri dei popoli, purtroppo. O, se preferisce, difetti di fabbricazione incorreggibili.

Questo sentimento "appannato" della democrazia dipende dal fatto che l’Italia è una Repubblica giovane?

Dall’Unità d’Italia sono passati 150 anni: avremmo potuto anche maturare.

Il suo giudizio su Napolitano?
I casi sono due: o fa il coraggioso e viene spazzato via, o si adatta. Ecco, mi pare abbia scelto di adattarsi al compromesso. E’ il presidente degli inciuci italiani.

Alcuni costituzionalisti obiettano che non è il capo dello Stato a esercitare il ruolo di garante della Carta, ma la Consulta. Però la tutela dei principi fondamentali è una prerogativa che si può esplicitare anche in un modo pre-giudiziale. Il rinvio alle Camere sarebbe stato un segnale politico.

In politica contano i fatti, non le parole. In teoria dovremmo difendere la libertà di stampa a ogni costo. Poi quando questa è attaccata o in pericolo, nessuno o quasi nessuno, si muove. A cominciare dai giornalisti.

E da giornalista, che effetto le fa?
Per tutta la vita ho cercato di fare giornalismo d’inchiesta e informazione democratica. Ma è una fatica di Sisifo: agli italiani importa poco. Nelle direzioni dei quotidiani oggi si pensa a fare un giornalismo leggero, di svago.

Divertirsi da morire: insomma distraiamoci un po’.
Certo, nel momento in cui bisognerebbe fare un’informazione di battaglia e di resistenza si mettono a parlare di cucina.

Intrattenimento anestetico.
E’ la stessa ricetta del successo di Berlusconi: lui ha capito che il popolo poteva essere addormentato tranquillamente con la televisione.

Perché l’opposizione preferisce aprire il dialogo sulle riforme invece che fare una battaglia sulle regole e sulla legalità? Magari qualche voto lo recupererebbe.

Il Pd pensa che sia meglio essere concilianti. A forza di essere accomodanti però la democrazia sta cambiando pelle. Poi è diventato di moda dire che c’è bisogno di riforme. Ma non è vero: rispettare la Costituzione sarebbe la riforma più auspicabile. In verità la sinistra non sa cosa fare. E quindi sta al gioco. Tutti stanno al gioco del premier.

Anche il presidente della Repubblica?
Napolitano dovrebbe fare l’eroe. Con Berlusconi la lotta è sempre senza esclusione di colpi. Se il capo dello Stato si opponesse, prima o poi troverebbe il modo di farlo fuori. Si vede che anche lui è attaccato al suo posto: quelli che stanno al Quirinale in genere trovano molto gradevole rimanerci.

È d’accordo con chi parla di regime e di colpo di Stato?
Come andò al potere il nazismo? L’establishment tedesco accettò la svolta autoritaria. Quando un Paese intero è disposto a rinunciare alla democrazia, c’è poco da fare.

Che pericoli vede?
Rischiamo di diventare una Repubblica sudamericana - come già in parte siamo - dove tutti rubano e l’unico interesse dei politici è fare soldi.

Anche quelli del Pd?
Spero di no. Certo che si oppongono mollemente.

Il legittimo impedimento protegge il premier dai processi, la legge sulle intercettazioni dallo screditamento. Così ha tre anni per lavorare al presidenzialismo.

Berlusconi è convinto che il suo governo sia il migliore possibile. E lui farà di tutto per fare come sta avvenendo in altri Paesi. Per diventare come Putin, che è un democratico autoritario. Comunque di fatto il presidenzialismo già c’è: abbiamo un presidente del Consiglio che fa quello che vuole. Non so di cosa si lamenti, tra l’altro: è già un piccolo dittatore democratico.

Abbiamo anticorpi?
Quando una democrazia vuole suicidarsi è difficile prevederlo in tempo. Gli italiani in fondo pensano: sarà una dittatura leggera, chissenefrega.

Salvagenti in vista?
Ci sono due modi per abbattere le dittature. La sconfitta militare, qui non attuabile, o la sconfitta economica. Ma non siamo in una situazione finanziaria così drammatica. Temo dovremo sopportare Berlusconi ancora per molti anni. Gli ultimi risultati elettorali dicono che gli italiani vogliono una democrazia autoritaria.

Abbiamo quello che ci meritiamo?
È evidente. Si poteva votare contro.

C’è stata un’astensione significativa.
Se vogliamo consolarci, consoliamoci così.

Qui nessuno si fa sentire, nemmeno i tanto osannati intellettuali liberali.
La corruzione morale è stata fortissima, anche se non ce ne accorgiamo. Tutti stanno abbastanza bene. L’interesse per la politica è diventato minore. E questa dittatura morbida che non ti manda in prigione è sopportabile.

E l’Europa?
Per fortuna c’è l’Europa. Senza,saremmo un Paese parafascista.

Da il Fatto Quotidiano del 9 aprile

Napolitano: "Il presidenzialismo? Fino ad oggi nessuna via praticabile"

9/4/2010 (11:11) - IL MONITO DEL CAPO DELLO STATO

Napolitano: "Il presidenzialismo?
Fino ad oggi nessuna via praticabile"

Il presidente della Republbica
parla a Verona: "Riforme
per superare la crisi, dal fisco
alla sicurezza e alla giustizia"
"Basta con le approssimazioni"

VERONA

Tra le condizioni che si richiedono per superare la crisi economica e riportare l’Italia allo sviluppo ci sono «una serie di riforme non più procrastinabili», «sia istituzionali che socio-economiche», fra le quali quelle del fisco, della sicurezza sociale, della ricerca e anche della giustizia («non sembri un fuor d’opera»). Lo ha detto il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, in un discorso a braccio nel corso di un incontro con i rappresentanti delle categorie economiche e sociali della provincia di Verona. Ha indicato «punti importanti di riforma già da tempo largamente condivisi».

Ma secondo lui non c'è spazio per ora per il presidenzialismo. Per Napolitano «si possono legittimamente sollevare, certo, altri problemi, riaprire capitoli complessi e difficili, come quelli di una radicale revisione della forma di governo, su cui negli ultimi 15 anni non si sono però delineate soluzioni adeguate e politicamente praticabili». Ha ammonito il capo dello Stato che è bene «tenere conto dell’esperienza, dei tentativi falliti, delle incertezze rivelate anche dalla discontinuità della discussione su taluni temi accantonati per molti anni».

Invece ci sono «riforme istituzionali e costituzionali già da tempo mature. Ci sono punti importanti di riforma già da tempo apparsi largamente condivisi. Sarebbe realistico e saggio non mettere a rischio e non tenere in sospeso quelle convergenze, ma mirare a tradurle in tempi ragionevoli, in corposi risultati». «Si pongono ormai all’ordine del giorno questioni di riforma del fisco, così come questioni di riforma del sistema di sicurezza sociale, esigenze prioritarie di investimento nella formazione, nella ricerca, nell’innovazione secondo criteri che garantiscano l’uso migliore delle risorse e premino il merito». Inoltre «Si pongono all’ordine del giorno le esigenze di riforma della giustizia, non sembri un fuor d’opera, al fine di assicurare la certezza del diritto, la tempestività e l’imparzialità delle indagini e dei giudizi. E non sono un tema astratto, che quasi non interesserebbe i cittadini e la società, riforme istituzionali e costituzionali già da tempo mature».

Per il Capo dello Stato quindi «È augurabile che si esca al più presto da anticipazioni e approssimazioni che non si sa a quali sbocchi concreti, a quali proposte impegnative, a quali confronti costruttivi possano condurre». A questo punto «bisogna lavorare seriamente al cantiere già aperto della legge delega approvata con così largo consenso per l’applicazione dell’art.119, cioè del federalismo fiscale».

Con esso, ha aggiunto il Capo dello Stato, va messa in relazione anche la riforma generale del fisco. Inoltre «bisogna discutere degli aggiustamenti, se si ritengono necessari della stessa articolazione del titolo V. Bisogna decidere come coronare l’evoluzione in chiave autonomistica e federalistica dello Stato italiano con la riforma di quel bicameralismo perfetto nel Parlamento della Repubblica che già da un pezzo ha fatto il suo tempo». «Non c’è, non deve e non può esserci alcuna contrapposizione - ha concluso - tra autonomismo di ispirazione federalistica e unità nazionale. Lo dice chiaramente l’art.5 della Costituzione».

9 aprile 2010
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Non versi i soldi per la mensa? Tuo figlio a digiuno

Non versi i soldi per la mensa? Tuo figlio a digiuno.

di Mariagrazia Gerina

Ma non metterti a fare tutta questa polemica, manda un fax: tu sei italiana, non sei tu il problema», le ha detto la mamma di un compagno di scuola di sua figlia. Una bambina di dieci anni, molto timida, che frequenta la quinta elementare ad Adro, comune del bresciano, dove la Lega governa da sola con il 61% dei voti.

L’altra mattina quasi si metteva a piangere quando si è vista consegnare in classe la lettera della vergogna. Quella in cui il preside spiega che «il sindaco mi ha comunicato che Vostra figlia è stata sospesa dal servizio mensa a causa di ritardi o mancati pagamenti». «È stata una distrazione», spiega la mamma, Ilaria Poli, che fa l’infermiera part-time «e per ora ce la faccio a far fronte alle spese». Da gennaio il Comune ha deciso che bisogna pagare in anticipo (il 10 del mese) ed è bastato qualche giorno di ritardo a far scivolare sua figlia nella “lista nera” dei 40 bambini «morosi». Ultimo bersaglio del “Bossi locale”. Tranne lei, che è una specie di «effetto collaterale», quasi tutti stranieri.

Oscar Lancini, sindaco di Adro dal 2004, su queste crociate ci ha costruito il suo consenso. Nel 2006 si inventò persino una «taglia» per chi arrestava i clandestini. Catture zero, pubblicità tanta. Quattro anni dopo nel mirino ci sono finiti i figli degli immigrati regolari che con le loro zuppe di verdure non pagate gravano “addirittura” per 12mila euro sul bilancio di Adro.
Alcune mamme immigrate hanno chiesto i soldi in prestito pur di evitare ai figli la vergogna di esser cacciati da mensa. «Avevo pagato marzo: per ora saldo l’ultimo mese, poi pagherò anche i due arretrati, pensavo. E invece mio figlio è arrivato a casa con la lettera, mi sono messa a piangere per la rabbia: paghiamo i contributi come gli altri, sai quanto mi deve il mio datore di lavoro?», racconta Amina, marocchina, che per 7 anni ha lavorato in nero come lavapiatti. E anche quando l’hanno messa in regola, ha continuato a fare in nero gli straordinari. Ferie, malattia, tutto da strappare. E alla fine, quando ha fatto troppe storie, è arrivato il licenziamento. È per quello che non ce la fa a pagare la mensa.

«Ogni volta che siamo andate a chiedere aiuto al comune, per l’affitto o per i figli, ci è stato risposto che gli aiuti sono solo per gli italiani», racconta Amina, che, per non avere umiliazioni a mensa i suoi bambini non ce li ha mai mandati: «Mangiano a casa, non ho i soldi per pagarla». Suo marito fa il tornitore, vive ad Adro da 10 anni. «Un tempo qui era bello». Adesso? «Non abbiamo altro posto, ma se va avanti così ce ne andiamo via». Così va avanti da anni. La strategia - racconta Giovanna Lazzaroni, assistente sociale in pensione - è chiarissima: «Non dare risposte ai cittadini bisognosi per metterli in condizioni di cambiare paese». Sono loro che la spiegano così. Il Comune ha persino rinunciato al contributo regionale all’affitto: era aperto anche agli stranieri. Demagogia e discriminazione. Però funziona: alle ultime elezioni la Lega si è fagocitata anche il Pdl. «Soffiano sulla paura dell’altro», racconta Ferretti, segretario locale del Pd: «Promettono alloggi e sostegni solo agli italiani e la gente li segue».

Così bilancio e welfare vengono utilizzati per tracciare la linea di confine. E ora anche la pappa. Il preside Cadei per ora ha continuato a far entrare tutti a mensa, a dispetto del sindaco. È cominciata così la resistenza della zuppa. Sono partite le collette per pagare gli arretrati. Ma chi non ha pagato (diciotto) da lunedì resterà fuori. «Il sindaco ha detto che i bambini verranno accompagnati a casa dai servizi sociali», spiega Ilaria: «Noi abbiamo intenzione di resistere».


08 aprile 2010
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Napolitano sulle riforme: «Non sprechiamo l'occasione»

«La fine di questa legislatura coinciderà con la fine del mio mandato al Quirinale. Facciamo che non sia una legislatura sprecata per le riforme. Discutiamo quali sono effettivamente necessarie e realizziamole». È il monito che il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha lanciato parlando, a braccio, durante un incontro con il sindaco di Verona Flavio Tosi e con il Consiglio comunale. Il capo dello Stato ha osservato che talvolta «la parola riforme è generica e perfino ossessiva» ma «sappiamo quali sono le riforme da fare, bisogna discutere e poi fare quelle che sono necessarie al Paese».

«Sul fronte delle riforme bisogna fare passi in avanti: valorizzare le autonomie in un quadro unitario e nazionale. Mi auguro si possano fare passi in avanti con la condivisione necessaria».

«Credo che il suo stimolo verso il federalismo - ha detto Tosi rivolgendosi a Napolitano - sia a vantaggio di tutto il Paese. Quale garante della Costituzione e favorevole verso una riforma equa e solidale lei ha dimostrato di essere il presidente di tutti gli italiani». Il sindaco, che ha donato a Napolitano una scultura in argento massiccio riproducente l'Arena di Verona, ha sottolineato ancora che la città «riconosce in lei il garante della Costituzione Repubblicana e il presidente chiamato ad operare in una fase delicata nella quale è sotto gli occhi di tutti la necessità di riforme, prima fra tutte quella del federalismo fiscale che aiuti tutto il Paese a crescere e a svilupparsi in maniera armoniosa».

08 aprile 2010
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mercoledì 7 aprile 2010

Al premier non servono più

Berlusconi salta la notte della memoria

L’Aquila - Viene. No, non viene. Forse parteciperà alla messa delle 4 del mattino a Collemaggio. Notizia falsa pure questa. E’ stata scandita dagli annunci di improbabili arrivi e da smentite più o meno ufficiali, la presenza al primo anniversario del terremoto di Silvio Berlusconi. Ma dietro le quinte dei Palazzi è andata in onda un’altra storia. Berlusconi voleva davvero andare a L’Aquila un anno dopo, essere fisicamente presente, fare il suo bagno di folla e non solo limitarsi a dichiarazioni e interviste, come è stato costretto a fare. Per questo ha telefonato a Gianni Chiodi, il presidente della Regione, per chiedere che aria si respirava nel capoluogo abruzzese nei giorni del ricordo e del dolore. E pare che Chiodi abbia parlato chiaro.

L'aria è brutta, da settimane quello che chiamano il popolo delle carriole ha ridestato l’attenzione dei media sulla ricostruzione. Le macerie rimosse dopo un anno di inerzia totale, le denunce degli intellettuali e dei vari comitati sulle cose che non vanno, il dito puntato sul piano Case e sulle new town. Un colpo duro al terremoto show che il presidente aveva pazientemente costruito in un anno di lavoro. Al premier, però, non sono bastate le parole del governatore. In questi giorni ha letteralmente tormentato Guido Bertolaso. "Voglio sapere le cose come stanno, se è opportuna una mia presenza in Abruzzo". Anche il capo della Protezione civile, che ieri ha promesso la ricostruzione de L’Aquila "entro otto anni", è stato perentorio: tira una pessima aria, meglio aspettare che gli animi si calmino.

Ma che gli animi sono tutt’altro che calmi lo si è visto lunedì a tarda sera durante il Consiglio comunale solenne in ricordo delle vittime del terremoto. Una riunione organizzata come peggio non si poteva, un pessimo esempio della peggiore ritualità politica. Senza alcun rispetto per i morti e per i vivi che non si vogliono rassegnare. Piazza Duomo, tendone. Ore 23. Il presidente del Consiglio comunale apre i lavori facendo un breve discorso e leggendo i nomi dei presenti. La sala rumoreggia, le condizioni sono pessime, cameramen e fotografi fanno da barriera al tavolo dove sono seduti sindaco e assessori. I flash scattano per gli uomini sandwich seduti in prima fila. "Ridateci le carriole”. “Sedicimila nella Case. E gli altri?". Questo c’è scritto sui cartelli che portano appesi al collo. Ospiti d’onore il sindaco di Roma Alemanno, la neogovernatrice Polverini, e Rosy Bindi. Il presidente legge i primi messaggi. Quello del capo dello Stato è subissato di fischi al passaggio sulla Protezione civile e gli interventi nei giorni dell’emergenza. In quei giorni, manda a dire Napolitano agli abruzzesi, il Dipartimento "fu efficacemente diretto". Applaudito, quando il presidente della Repubblica mette il dito nella piaga di una Protezione civile diventata superagenzia organizzatrice di grandi eventi. Il Dipartimento "è chiamato a fronteggiare le calamità naturali e ad esse deve dedicarsi, senza perdersi in altre direzioni di intervento pubblico".

Quindi mai più G8, mai più Giubilei, mai più fameliche "cricche". Si pensi all'emergenza. "E alla prevenzione, perché i nostri morti sono stati uccisi dagli allarmi che non sono stati dati in tempo", urla dalla folla una signora. Gli aquilani hanno capito e battono le mani quando nel messaggio di Napolitano c’è un ringraziamento non formale ai Vigili del fuoco e ai volontari. Fischi, sedie che battono sul pavimento in legno del capannone, quando viene annunciato il messaggio di Schifani. Ci sono microfoni e amplificatori, ma non si percepisce una sola parola del "sentito cordoglio" del presidente del Senato. L’inferno, però, scoppia quando il presidente del Consiglio comunale inizia a leggere il lunghissimo "telegramma" di Silvio Berlusconi. "In un anno siamo stati in grado di far fronte...". Non si fa in tempo ad ascoltare la solita litania di cifre, bilanci, la trita esaltazione del "governo del fare" in una città che porta ancora tutte intatte le ferite di un anno fa, che nel capannone esplode all’unisono un "basta" clamoroso. Una signora anziana apre un ombrello rosso. "Lo faccio per ripararmi dalle cazzate che stanno piovendo". Un uomo sulla cinquantina innalza il suo cartello di "Cittadino senza città". E all’improvviso, senza un ordine impartito, un gesto, un segnale sia pur minimo, la gente presente nel capannone si gira, volta le spalle a sindaci, parlamentari, consiglieri comunali di maggioranza e di opposizione. Rifiuta in blocco una politica capace solo di parole, di inganni, di promesse non mantenute. Qualcuno rimane seduto, altri non condividono.

E’ il momento più brutto di una bruttissima serata. Peggiorata, se possibile, dall’intervento del senatore Enzo Lombardi. Oggi consigliere comunale, in un lontano passato sindaco democristiano della città, poi senatore. Esordisce male: "Non mi sono preparato un discorso". La gente coglie la mancanza di rispetto e fischia. E il senatore, che chiamavano "Bombardone" per il suo carattere un po’ focoso, getta benzina sul fuoco. "Questa è una città civile, orgogliosa, non fateci vergognare di voi e dei vostri atteggiamenti". Partono selve di fischi, e di "vaffa...". Un ragazzo salta su una sedia, trasforma le mani in un megafono e urla: "Sei tu, sono i politici come te che ci fanno vergognare". Finisce male, con pochi che ascoltano il flebile discorso del sindaco della città Massimo Cialente, del Pd. La sua voce è debole, le sue parole stanche e di maniera. In sala corre voce che voglia passare la mano.

Brutta aria per Berlusconi in una città che un anno dopo si è risvegliata dall'incubo del terremoto e dal sogno della ricostruzione. Una città che nella notte del ricordo si è ritrovata unita a ricordare le 3:34 di un anno fa. Venticinquemila aquilani, venticinquemila fiaccole dietro uno striscione che chiede "Verità e giustizia" per i morti. Un popolo intero dietro le gigantografie dei ragazzi della Casa dello studente. A testa bassa, in una piazza spazzata dal gelo, ad ascoltare i 308 nomi delle vittime del terremoto. Per loro, uniti, chiedono "Verità e giustizia".

Da il Fatto Quotidiano del 7 aprile

Supplenti e bidelli pagati dai genitori

Nell'istituto dove studiò Napolitano. Alle scuole del padovano mancano 5 milioni di euro

Padova - Un "buco" da 5 milioni di euro, insegnanti e bidelli che non prendono lo stipendio da gennaio. È la situazione drammatica delle scuole nel Padovano tra licei, tecnici professionali e istituti comprensivi (quelli con elementari e medie). Per loro mancano cinque milioni dal ministero del Tesoro, per ripianare le spese ordinarie tra esami di maturità, supplenze, materiali scolastici e di laboratorio.

"È una cifra anticipata come tutti gli anni dagli istituti per pagare il normale funzionamento del regime scolastico – racconta il dirigente del liceo scientifico Cornaro Massimo Vezzaro, 900 studenti e un credito verso lo Stato di almeno centomila euro - tra supplenze, esami di maturità, materiale per i laboratori. Di solito anche alla spicciolata ma le risorse anticipate dalle scuole arrivavano dal ministero. Quest’anno però con i tagli voluti dalla Gelmini arriva poco o nulla, e noi abbiamo grattato il fondo del barile". Insomma gli istituti scolastici sono rimasti a secco, così se un insegnante si ammala improvvisamente non ci sono i soldi per pagare un supplente.

La soluzione rimediata alla meno peggio fa venire i brividi, soprattutto nell’ottica del diritto allo studio di cui parla la Costituzione. "Se un docente ci avverte che sarà assente abbiamo due possibilità – dice Vezzaro – distribuire piccoli gruppi di studenti nelle diverse classi che già stanno facendo lezione provocando disagi e rallentamenti sul programma, ma è la soluzione meno praticata, o radunare la classe senza insegnante con un’altra magari di pari età nell’aula magna". Significa 50-60 ragazzi per un’insegnante sola, costretta a fare lezione improvvisando argomenti di interesse comune, o spesso preoccupata solo di mantenere l’ordine tra tanti adolescenti. In più a volte gli insegnanti si rifiutano di fare supplenza perché il fondo chiamato di "ore eccedenti" destinato a questi casi è fermo dal 2008, quindi i docenti farebbero supplenza gratis.

"L’unica soluzione è pagare i supplenti con i soldi delle famiglie" va al sodo Daria Zangirolami dirigente del Tito Livio, il prestigioso liceo classico padovano che ha diplomato il presidente Giorgio Napolitano e l’economista Luigi Zingales. La preside, che in accordo con studenti e genitori ha programmato tre giorni di sospensione delle attività scolastiche per attirare l’attenzione sull’emergenza, spiega: "Ogni scuola superiore fa versare un contributo volontario alle famiglie all’inizio dell’anno, dai 100 ai 150 euro a famiglia, destinati in realtà ad attività formative come teatro, uscite didattiche, attrezzatura per laboratori, materiale scolastico. Purtroppo per pagarci le supplenze abbiamo attinto da queste risorse, insomma se le sono pagate le famiglie, altrimenti le classi rimanevano scoperte anche per periodi lunghi di assenza dell’insegnante titolare".

Come se non bastasse, ora la coperta è talmente corta che in diversi istituti ci sono supplenti e personale non docente che non percepiscono lo stipendio da gennaio. Uno di questi è il Cornaro, dove un insegnante e un tecnico ausiliario non prendono la busta paga tre mesi e coprono supplenze che dureranno fino alla fine dell’anno scolastico. "In più sono persone mature, con famiglie sulle spalle, quindi è ancora più imbarazzante e grave per noi" sottolinea Vezzaro, il quale a sua volta è in credito con il ministero: "Anche tutti noi dirigenti in Veneto abbiamo una parte di stipendio che dal 2007 a oggi non ci è mai stata versata". Il paradosso è che proprio la consulta dei dirigenti di Padova, un organismo volontario al quale aderisce oltre il 50% degli attuali dirigenti in servizio, ha consigliato ai supplenti che non percepiscono stipendio da mesi di rivolgersi alla magistratura, di fare causa. "Ci sembra l’unica soluzione se non arrivano i soldi – conclude Vezzaro – almeno con un’ingiunzione di pagamento in mano emanata dal giudice sarà più facile per noi andare al ministero del Tesoro per chiedere di saldare i conti".

Anche i presidenti dei consigli di istituto, organismo formato dai genitori, hanno deciso di consorziarsi e di formare una rete permanente che si riunisce ogni quindici giorni, assieme ai dirigenti scolastici e agli alunni. Insieme stanno organizzando uno sciopero generale in tutte le scuole del Veneto, per protestare contro le sforbiciate selvagge e la situazione finanziaria in cui versano gli istituti scolastici.

Erminia della Fratta, il Fatto Quotidiano del 6 aprile