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lunedì 5 aprile 2010

Da Maria Montessori alla Gelmini

News
30/03/2010 - LIBRO

ROMA

A 150 dalla nascita dell’Unità d’Italia, mentre si discute delle celebrazioni che nel 2011 ricorderanno lo storico avvenimento, Nicola D’Amico, uno dei più autorevoli commentatori della politica scolastica, manda in libreria una monumentale Storia e storie della scuola italiana (Zanichelli, pagine 800, euro 59) che del governo unitario fu una delle istituzioni più meritevoli. In 44 sezioni suddivise in circa 300 capitoli, partendo dalle origini della scuola italiana all’alba dell’Unità, fino alla scuola che accoglie e forma i nuovi italiani, D’Amico si immerge in una realtà complessa, sempre al limite della deflagrazione.

La scuola italiana, ultima nei rapporti Ocse sulla preparazione degli studenti, cerca di portare avanti obiettivi solidi che risalgono all’impero Romano, quando l’imperatore Augusto creò la prima scuola pubblica con un “aitante bidello” chiamato Demostene, frequentata nel tempo da alunni come Catullo, Ovidio,Valerio Massimo e Virgilio. D’Amico, raccontando la storia della scuola e dei suoi travagli dalle origini ai nostri giorni, lascia intendere, sia pure con molto garbo, che la sua rievocazione è anche un po’ provocatoria.

«La scuola è la più grande forma di liturgia laica di cui disponiamo. Senza di essa non saremmo più in grado di rappresentarci. Una società nella quale di colpo scomparissero tutte le scuole e dove i protagonisti - famiglie, insegnanti, ragazzi - si trovassero improvvisamente separati, sarebbe una società muta e cieca, sprovvista di quella legittimazione che le proviene dal fatto di essere “alfabetizzata ed educata”». Così scrive Giuseppe Tognon, docente dell’università Lumsa di Roma, nella prefazione al volume.

Il libro costituisce un’assoluta novità nel suo genere. Si apre con una diffusa premessa sulle origini dell’istruzione pubblica nel mondo occidentale, ossia dall’antichità greco-romana, e arriva fino alla riforma Gelmini. Si sofferma sui grandi personaggi (ma senza trascurare quelli minori) della pedagogia italiana: da Maria Montessori a Giovanni Gentile, da Franca Falcucci a Benito Mussolini (che insegnò francese in un istituto di Oneglia).

È un’opera “monumentale” - come l’ha definita Tognon - che però lascia spazio al racconto narrativo, agli aneddoti curiosi. Non si tratta, infatti, solo dell’analisi - pur puntualissima - di leggi e circolari, di riforme e provvedimenti che si sono susseguiti nel corso di un secolo e mezzo di vita dell’istituzione scuola pubblica. Non contiene solamente tanta storia, politica e pedagogia. È soprattutto il racconto di una comunità di uomini e donne, molti dei quali dimenticati, che con i loro riti, difficoltà e limiti, hanno dato un contribuito fondamentale alla nostra società, emancipandola dall’analfabetismo (nel 1874 quasi la metà degli italiani non sapeva leggere e scrivere). Una storia di storie, appunto.

Un racconto che ripercorre anche le tappe della formazione dello Stato italiano che sta per compiere il suo 150° anniversario. Dall’Unità ai movimenti del ’68: Quale istituto pubblico può meglio riassumere la storia d’Italia se non la scuola?
È proprio in classe, tra gli alunni - che siano quelli di fine ’800, raccontati dal De Amicis, o gli studenti anima degli anni della Contestazione - che si insegnano le fondamenta dello Stato, che si cristallizza la cultura di un popolo e si formano le nuove leve dello sviluppo di un Paese.

Un’opera a tutto tondo, strumento irrinunciabile per tutti: per chi a scuola ancora ci va e per chi c’è stato; per gli “addetti ai lavori”, presidi e insegnanti; per chiunque - per il suo taglio intrigante e la riscoperta di pagine finora oscurate - voglia uno stimolo alla riflessione imparziale e serena; per chi semplicemente ama la storia dell’Italia, il filo conduttore che accompagna il lettore per tutta la narrazione.

http://www3.lastampa.it/

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