L’occupazione, il diritto al futuro dei giovani e il benessere che procura la qualità dei servizi pubblici sono grandezze e valori sociali e di comunità che spesso vengono evocati anche “a sproposito”. Come non ricondurre nella categoria dello “sproposito” il recente Piano giovani varato dal governo che anche con la manovra economica dell’estate 2010 si muove “speditamente” nella direzione opposta a quella di assicurare un futuro alle giovani generazioni?Quando il governo parla di emergenza giovanile e annuncia, come ha fatto di recente, un fantasioso “Piano giovani”, lo fa evocando parole d’ordine che spiegano la vera natura della sua iniziativa: “lavoro manuale, umiltà e contributi volontari”.
Ma di che lavoro parla? Non fa solo mancare il valore dei diritti, della dignità del lavoro e della sua stabilità, ma nasconde quanto, giorno per giorno, produce in materia di attacco al lavoro e in particolare a quello giovanile. Nasconde gli effetti delle sue politiche sul lavoro dei giovani e sul lavoro. Anche in occasione della manovra economica varata nel luglio 2010 il governo nella sua collegialità, compresi/e i presentatori e le presentatrici del “Piano giovani” ha continuato a negare l’emergenza giovanile e a limitare pesantemente la qualità dei servizi pubblici.
Il taglio delle spese per il lavoro non a tempo indeterminato nelle pubbliche amministrazioni, la riduzione dell’offerta formativa nella scuola e nelle università, il pesante intervento di taglio ai fondi della ricerca, l’inclusione del divieto di utilizzo del lavoro non a tempo indeterminato accompagnato dal blocco delle assunzioni connesso al nuovo patto di stabilità che riguarda le autonomie locali, i piani di rientro delle Regioni per il Servizio sanitario nazionale delineano un intervento a tutto campo e contro il lavoro giovanile e il futuro dei giovani. Se a tutto ciò si aggiunge l’aumento dell’età pensionabile per le lavoratrici delle pubbliche amministrazioni e la nuova disciplina che fa slittare di un anno il pensionamento di anzianità e di vecchiaia, il quadro devastante dell’attacco al lavoro giovanile è squadernato davanti ai nostri occhi, così come quello contro il benessere rappresentato dalla qualità dell’intervento pubblico agito dalla stessa manovra economica e dal suo portato dei tagli lineari.
La sfida che dobbiamo lanciare è proprio quella di coniugare questi due aspetti (attacco al futuro dei giovani e attacco alla qualità del pubblico) in una vertenzialità diffusa che deve seguire “le marce per il lavoro” lanciate dalla Cgil, accompagnata da iniziative a livello nazionale che mettano in risalto la connessione tra i due temi e si muovano anche con la mobilitazione per cambiare radicalmente la manovra governativa.
Giornate di mobilitazione per il lavoro giovanile e la qualità dell’intervento pubblico debbono essere centrali per la nostra iniziativa. Il decreto Milleproroghe presente al Senato può divenire un primo strumento per cambiare questa linea. Proprio quella può essere una sede utile per battere la politica dei tagli.

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