In questi ultimi anni il lavoro è stato reso precario, è stato svalorizzato sul piano
del salario – redistribuendo la ricchezza prodotta da chi lavora verso i profitti e le imprese – e oggi siamo in presenza di un attacco ai diritti sul lavoro che
non ha precedenti. Basta pensare alla discussione in Parlamento sulle proposte
del ministro Sacconi, che riguardano il collegato al lavoro, la sostituzione
dei giudici e dei tribunali con arbitri, l’attacco allo Statuto dei lavoratori e la messa in discussione del diritto delle lavoratrici e dei lavoratori di poter liberamente contrattare la propria prestazione lavorativa in azienda.
Le imprese pensano che il lavoro come soggetto portatore di diritti non deve più
esserci, pensano a un sistema in cui chi lavora deve aderire e sostenere le posizioni dell’azienda e non invece avere l’ambizione di poterle contrattare. Si riduce cioè il lavoro a pura merce e ad appendice dell’impresa.
Tutto questo è sbagliato, perché anche alle imprese servono l’intelligenza e la responsabilità delle persone. La storia del nostro paese insegna che proprio laddove ci sono stati accordi, contrattazione, valorizzazione delle professionalità delle persone, ci sono stati processi di innovazione, di sviluppo e di crescita anche delle imprese.
Tutto ciò determina inoltre un arretramento delle condizioni democratiche perché si
fonda anche sul fatto che le imprese possono avere mano libera nelle decisioni e scegliersi i sindacati secondo la propria convenienza.

Si spera che questa manifestazione possa essere un punto di unione di tutti i lavoratori che subiscono la mancanza di democrazia sul posto di lavoro.
RispondiEliminaLOTTIAMO INSIEME PER UNA DEMOCRAZIA CONCRETA, VERA,E ALLA PORTATA DI TUTTI!
A quanto detto nel post aggiungo una chiosa. Uno stato che mette indietro le lancette dell'orologio, considerando carta straccia e vuote enunciazioni la sana dialettica delle parti, ritenendo che solo una gerarchizzazione delle strutture societarie, così come in passato si è fatto, possa essere una risposta alla necessità di progresso delle medesime. Ad una società del genere toccherà essere solo il fanalino di coda di un mondo che tra alti e bassi cerca di trovare una rotta che coniughi lo sviluppo economico con quello umano. Una società del genere è quindi destinata alla decadenza e alla perdita della propria libertà. Perdita che si concretizza prima negli ambiti lavorativi e poi in quelli politici e di convivenza democratica.
RispondiEliminaP.S. Anna dice il vero: lottiamo insieme per una democrazia reale e partecipativa.