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sabato 19 giugno 2010

Il ricatto di Pomigliano

Per Emma Marcegaglia il ‘no’ della Fiom all’accordo per Pomigliano “è incredibile”, perché posto “davanti a un’azienda che va contro la storia prendendo le produzioni dalla Polonia e riportandole in Italia, e che investe 700 milioni di euro”. Per la Fiom, non si può sacrificare tutto, anche diritti dei lavaoratori, sull’altare della crisi. E allora, ‘no’ allo straordinario ‘obbligatorio’ triplicato a 120 ore annue, ‘no’ alla possibilità per Fiat di annullare la mezz’ora di pausa mensa, o i giorni di riposo, “per recuperi produttivi anche dovuti a non consegna delle forniture”; ‘no’ al mancato pagamento della malattia, da contratto a carico dell’azienda.. e così via. In Canada, per difendere il posto gli operai Chrysler hanno accettato condizioni peggiorative rispetto all’ultimo contratto: meno bonus, più turni, meno garanzie per sanità e pensioni.

Aspettando il voto dei lavoratori campani, il caso Pomigliano ci interroga tutti: di fronte alla crisi, mentre gli statali vedono congelati gli stipendi, nel settore privato le aziende premono per abbattere costi e aumentare produttività, in uno dei Paesi dell’area Ocse (già prima della recessione) con i più bassi aumenti salariali negli ultimi anni (dati Banca d’Italia). La ripresa, debole, sembra non portare molti nuovi posti di lavoro.

Il prezzo della crisi è un lavoro più duro? Più vicino agli standard di paesi ‘emergenti’ ? E' giusto che per conservare un posto di lavoro si debba rinunciare a diritti? E altra domanda inquietante, se passasse il Si a Pomigliano, non si avrebbe forse un effetto domino che richiederebbe la riscrittura dei Contratti nazionali?

2 commenti:

  1. Per la signora Marcegaglia sembra incredibile che un sindacato dica no a clausole giugulatorie e anticostituzionali.
    Per la signora Marcegaglia è incomprensibile che i sindacati non capiscano il grande sacrificio che fa la fiat nel rilocalizzare le produzioni in Italia invece che all'estero.
    Beh la signora Marcegaglia non fa che il suo mestiere ed esprimere nel contmpo la sua cultura imprenditoriale che in Italia si traduce con il termine (padronale). Perchè e dispiace dirlo questi sono in massima parte gli imprenditori di alto livello italiano, dei padroni, con poca coscienza di problemi che non siano i loro.
    questi bei rappresentanti del più variegato bestiario di arrivismo e menefreghismo italiota, non possono capire - e ci mancherebbe altro - che un operaio deve pur vivere, che il lavoro non è abbruttimento, ma elevazione della personalità umana, che il protestare per avere più diritti non è una perdità di tempo, ma un atto importante, attraverso il quale si sviluppa una dialettica delle parti sana e costruttiva benchè dura.
    Questi signori in effetti sono i paladini e i fautori di un nuovo e sempre vecchio sport: LO SFRUTTAMENTO FINALIZZATO ALL'ARRICCHIMENTO. sulla base di questo concetto, pudicamente coperto dal termine GLOBALIZZZAZIONE, questi signori non si scandalizzano nell'affermare che lo sfruttamento di un operaio del sud Italia deve essere equivalente a quello di un operaio delle zone di sviluppo economico intorno a Tijuana o Mindanao o Bucarest, di conseguenza anche tu operaio di Pomigliano tieni il becco chiuso e possibilmente non rompere i coglioni, altrimenti ti ritrovi licenziato e la tua famiglia la mantieni con la carità pubblica.
    P.S. La fiat rilocalizzando in Italia non va contro la sua storia ma ritorna in essa. Pomigliano, Melfi e Termini Imerese furono realizzate con soldi pubblici e non con i soldi del gruppo fiat, quindi si ritorna ad un atteggiamento protezionista e di favore che è inscritto nel Dna del gruppo torinese, forte in patria e debole fuori, nonostante fusioni e acquisizioni.

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  2. LA Marcegaglia forse non si interroga mai sui DIRITTI NEGATI ai lavoratori...forse non sa' che ogni tentativo di AGGIRARE i diritti fondamentali, garantiti dalla costituzione stessa, e' da bloccare subito. I diritti dei lavoratori, di TUTTI I LAVORATORI, devono essere salvaguardati. I padroni pongono un ricatto inaccettabile, si riportano gli investimenti se i lavoratori sono disposti ad annullare ogni loro diritto. No allo sciopero, no ai contratti di lavoro, deroghe delle leggi.... Come si può chiedere ai lavoratori che per conservare il posto di lavoro debbano rinunciare ai propri diritti? Questo lo chiamano accordo?

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