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mercoledì 24 marzo 2010

Università, cattedre vuote lo sciopero dei ricercatori

CENTINAIA di ricercatori minacciano di non salire in cattedra dal prossimo anno: se così fosse rischiano di restare scoperti molti corsi universitari. Da Torino a Bari e in un'altra decina di città si fa strada una nuova protesta: lo sciopero bianco della didattica. Contro il disegno di legge Gelmini di riforma dell'università sono i più giovani, cioè i ricercatori, a mobilitarsi minacciando la "serrata". Sono quei docenti che per poco più di mille euro al mese coprono quasi la metà dei corsi di laurea in tutti gli atenei.

La minaccia è scritta nero su bianco, approvata dalle assemblee di diverse facoltà: "Smetteremo di insegnare dal prossimo anno accademico, non prenderemo parte alle commissioni di laurea o alle sedute degli organi collegiali, ci limiteremo a fare ricerca come indica il nostro contratto finché il governo non ritirerà la legge". Dalla Federico II di Napoli, dove la contestazione è partita a fine di dicembre e dove i ricercatori hanno già smesso di insegnare da gennaio, hanno risposto all'appello, facoltà dopo facoltà, anche Torino, Genova, Firenze, Pisa, Siena, Bari, Cagliari, Milano, Bologna.

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