Sindacati divisi su Marchionne,
Sacconi: occorre pazienza
I sindacati si dividono dopo le dichiarazioni dell'ad di Fiat, Sergio Marchionne, che aveva detto che la Fiat è sotto tiro. «L'unico tiro al bersaglio che vedo è quello contro i lavoratori». Così il segretario generale della Fiat, Gugliemo Epifani, a margine del convegno di commemorazione di Ezio Tarantelli.
Non la pensa come Epifani il leader della Uil. «Secondo me ha ragione, c'è un certo accanimento nel parlare male di Fiat». E' il commento di Luigi Angeletti. Contro Marchionne anche il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, che giudica poco generose le parole dell'amministratore delegato del gruppo Fiat. «Siamo stati al fianco della Fiat anche nei momenti più difficili - ha detto Bonanni, a margine del convegno di commemorazione di Ezio Tarantelli - Mi dispiace molto, spero che sia solamente un malumore dovuto a un problema che si è avuto ultimamente».
«Chi critica è lo stesso che non compra auto Fiat», ha aggiunto il numero uno della Uil, Angeletti, che lancia un appello ad acquistare auto italiane. «Tutte le persone che si preoccupano dei lavoratori del Paese, se acquistassero una vettura italiana darebbero una grande mano». «Siamo l'unico Paese che compra un terzo delle vetture prodotte in Italia e il restante due terzi all'estero», ha sostenuto Angeletti. Rispondendo a una domanda sul piano industriale che il Lingotto si prepara a presentare il 21 aprile, Angeletti ha spiegato che «la vera questione è vedere quanti miliardi di euro la Fiat investirà in Italia e questo confermerà o meno la vocazione della Fiat a restar una grande industria italiana».
«Credo che occorra paziente ricerca di un punto d'incontro tra governo e parti sociali sulla Fiat». Così il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, è tornato oggi sulle dichiarazioni dell'amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, che ieri aveva lamentato un «tiro al bersaglio» nei confronti del gruppo.
27 marzo 2010
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