27/3/2010 (18:56)
Elezioni, quattro Regioni decisive
Sulle urne incognita astensionismo
41 milioni chiamati al voto. In bilico
Lazio, Piemonte, Liguria e Puglia
ROMA
Ultimi ritocchi ai seggi che apriranno i battenti domattina alle 8 per la due giorni elettorale. Tra regionali, provinciali e comunali le operazioni di insediamento hanno interessato 50.421 sezioni in cui è prevista l’affluenza di oltre 41 milioni di potenziali elettori.
L’appuntamento più atteso e più consistente, per il suo impatto politico, è quello delle regionali. Per votare nelle 13 Regioni chiamate a rinnovare governatore e consiglio, gli elettori riceveranno una scheda verde. L’elezione è diretta e a un solo turno. Si vota in Piemonte, Lombardia, Veneto, Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Marche, Lazio, Campania, Puglia, Basilicata e Calabria. La mappa politica attuale è a favore del centrosinistra per 11 a 2: solo Veneto e Lombardia sono al momento in mano al centrodestra. Occhi puntati, quindi, soprattutto su quest’appuntamento per verificare come si ridisegnerà la compagine delle Regioni.
Se il blocco dell’Italia centrale, con Emilia Romagna, Toscana, Marche e Umbria, non sembra in discussione e dovrebbe veder confermata, in termini di colore politico, la leadership attuale, ben più incerto appare invece il risultato in territori come il Piemonte, il Lazio, la Liguria, la Puglia. Oltre che per le regionali si vota anche in quattro province e 462 comuni. Le provinciali toccheranno Imperia, Viterbo, L’Aquila e Caserta. La scheda è quella gialla. Attualmente tre delle 4 Province chiamate alle urne hanno una giunta di centrosinistra: L’Aquila, Caserta e Viterbo. Scheda azzurra invece per eleggere primi cittadini e consigli comunali. Dei numerosi comuni interessati dal voto, nove sono capoluogo di provincia: Mantova, Lecco, Lodi, Venezia, Macerata, Chieti, Andria, Matera e Vibo Valentia.
Per scegliere i sindaci dei centri maggiori - così come per i presidenti di provincia - è previsto il doppio turno. Nei comuni più piccoli, invece, sotto i 15 mila abitanti si vota con turno unico. Domani i seggi resteranno aperti dalle 8 alle 22. Lunedì dalle 7 alle 15. Subito dopo, accertamento votanti e poi inizierà lo scrutinio delle regionali. Per provinciali e comunali, invece, lo scrutinio partirà alle 8 di martedì 30 marzo con precedenza alle provinciali, salvo che in Molise e Abruzzo, non interessate alle regionali, dove scrutinio per le amministrative comincerà lunedì. Gli eventuali ballottaggi domenica 11 aprile, ore 8-22, e lunedì 12 aprile, 7-15. In concomitanza con le elezioni, si sta lavorando anche sul fronte della sicurezza per la correttezza delle operazioni di voto, la vigilanza nei seggi, sul materiale elettorale e sulle schede.
Delle 13 Regioni in cui si voterà domenica e lunedì, ben 11 sono governate dal centrosinistra e due dal centrodestra, cioè Lombardia e Veneto. Nel voto del 2005 Berlusconi subì una pesante sconfitta che aprì una fase critica della coalizione, con l’Udc che cominciò a chiedere la «discontinuità» nella guida del centrodestra. Secondo i sondaggi effettuati quattro settimane fa, prima che scattasse il divieto della loro pubblicazione, il centrodestra sarebbe in netto vantaggio in quattro Regioni: Lombardia, Veneto, Campania e Calabria. Ma Berlusconi preferisce tenere l’asticella ancora più bassa sostenendo che ogni Regione strappata al centrosinistra rappresenta una vittoria. Anche Ignazio La Russa ha affermato che un risultato di 11 a 3 per il centrosinistra sarebbe «una vittoria di Pirro».
Sempre per i sondaggi di un mese fa, il centrosinistra era avanti abbondantemente in Emilia, Toscana, Marche, Umbria, Basilicata e Puglia, vale a dire sei Regioni. E Pier Luigi Bersani, nei giorni scorsi ha detto che si sentirebbe vittorioso se la sua coalizione si imponesse in sette regioni, una in più del centrodestra e una in più di quelle già sicure. In bilico sono considerate Liguria, Lazio e Piemonte. Non è un caso che Bersani abbia dedicato a queste Regioni i suoi ultimi giorni di campagna elettorale. Anche Berlusconi si è speso per sostenere Roberto Cota in Piemonte. Per la verità Bersani pur ammettendo che in Piemonte e Lazio «siamo sul filo di lana», si è dichiarato «ottimista» sull’esito. «Non dico che abbiamo già vinto - ha affermato - ma che vinciamo». Insomma dal risultato in queste tre regioni dipenderà l’affermazione dei due schieramenti.
Berlusconi ha però introdotto un’altra variante: si considera vincitore, ha spiegato, se alla fine la maggioranza degli italiani sarà amministrata dal centrodestra, che negli scorsi anni si è già imposto in Friuli, Sicilia, Sardegna e Abruzzo. Con la Lombardia che conta 9 milioni di abitanti, e la Campania che ne sfiora 6, a Berlusconi basterebbe aggiudicarsi due altre regioni popolose, tra le quali si può annoverare il Veneto. Quanto a Bersani, ha spiazzato i suoi interlocutori che gli chiedevano quante regioni giudicava sufficienti per cantare vittoria: «Il giorno dopo le elezioni - ha detto - non domandatemi "come sono andate le elezioni"; siete professionisti dell’informazione, me lo direte voi chi ha vinto e chi a perso». Una affermazione che viene interpretata come nel partito come segno di ottimismo.
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